EVERY NOW AND THEN
Wool/Audioglobe

Ogni tanto la quantità di uscite discografiche (in un mercato che sarebbe pure in profondissima crisi…) scoraggia davvero. È un po’ come per le letteratura: l’impressione è che ci siano più libri che lettori, più dischi che ascoltatori. Tutto troppo, col rischio di farti perdere il piacere della scoperta random, soprattutto se non ti sei arreso alla civiltà da download, quella in cui nel tuo hard disk e nella tua memoria sono catalogati migliaia di album e migliaia di informazioni, ma nel tuo cuore e nella tua attenzione c’è lo zero o giù di lì. A questi problemi, molti hanno trovato risposta lasciando perdere tutto ciò che è nuovo e buttandosi, piuttosto, sulle ristampe. Potrebbe però essere un album come questo Every Now And Then a recuperarli alle novità.
Franklin, al secolo il francese Franck Rabeyrolles, ha infatti disegnato un lavoro non solo bello ma anche molto sottile e intelligente nel giocare coi periodi storici e gli stili. L’influenza principale è quella di un pop intinto nella West Coast senza tempo, cavalcate di arioso songwriting venato di blues e tramonti all’orizzonte. Nulla a che fare col logorio della musica moderna, spesso troppo ossessionata dall’azzeccare il genere del momento (circostanza che permette anche a gruppi vergognosamente inetti, cose alla La Roux, di intercettare il quarto d’ora di celebrità). Tuttavia Every Now And Then non è per fortuna solo passatista, in quanto se lo si ascolta bene si nota che Rabeyrolles usa con competenza e gusto attuale tutte le armi che nel frattempo la tecnologia ci ha messo a disposizione negli studi di registrazione. Il risultato? Qualità. Semplicemente, qualità. C’è l’artigianato dello scriver canzoni; c’è il rifiuto di andare a cercare arrangiamenti e ammiccamenti furbetti; ma c’è anche un suono fresco, fragrante, creativo, per nulla sciatto o calligrafico. Purtroppo la definizione perfetta ce l’ha già rubata il comunicato stampa, ma è troppo azzeccata per non riciclarla qui: “come dei Crosby, Stills e Nash prodotti dai Boards Of Canada”. Aggiungiamo noi: il disco che gli Zero 7 avrebbero voluto fare dopo la loro svolta West Coast.

 

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