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Fuck Buttons

Slow Focus

ATP/Goodfellas
7.5

Sarà l’aspetto che hanno, saranno i modi: quando incontri Andrew Hung e Benjamin John Power, i due Fuck Buttons, l’ultima cosa che ti viene in mente è la ferocia industrial. Ma anche quando li vedevi suonare, all’inizio, ti pareva uno stranissimo ibrido: noise da cameretta avresti detto, e questa definizione apparentemente strampalata aveva invece una sua perfetta ragione d’essere, quando riuscivi a vederli dal vivo. Colpa anche degli strumenti usati, facevano capolino volentieri tipo delle tastierine Casio che sarebbero andate meglio, come dire?, per qualche gruppo indie simpatico e carino. Loro per fortuna le sapevano usare bene. Le rendevano cattivelle e rumorose ed indistinguibili. Però, ecco, ci pareva sempre un gioco, ben divertente, ben studiato pure, ma un gioco. Un gioco tuttavia in crescendo, perché già Tarot Sport del 2009 era meglio di Street Horrrsing del 2008, e già i concerti del 2010 erano migliori di quelli del 2009. Questo insolito – per loro – periodo di pausa prima di venire fuori con un altro lavoro discografico poteva metterci sull’avviso, ma in effetti non avremmo pensato che Hung e Power sarebbero stati in grado di usare così bene questo pugno d’anni. Slow Focus è sempre quel misto di noise (tanto), Mogwai (nelle strutture geometriche in crescendo) ed Aphex Twin (qualcosina-ina-ina) che i due citano come loro stelle polari assolute, ma a ’sto giro lo è con una consistenza e un impatto sonoro prima mai raggiunti. Soprattutto l’iniziale Brainfreeze butta giù tutto, tant’è che ti viene da dire che forse non era da mettere proprio come traccia d’apertura. Non che quelle successive sfigurino, ma sembrano meno definitive. Con l’accoppiata finale Stalker e Hidden XS le cose però si riequilibrano. Si parte pesantissimi, si finisce pesantissimi.
In mezzo, si è pesanti. Però non ci si annoia. Bene così. Manca forse qualche colpo di scena, qualche trovata sonora o melodica che spiazzi all’improvviso e apra quarte dimensioni inaspettate, ma decisamente ci si può accontentare.

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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