I’m New Here
XL/Self

Emozionante. Questo album, senz’altro imperfetto, è però una delle cose più emozionanti che ci capiterà di sentire nel 2010, questo lo si può tranquillamente dire. Gil Scott-Heron è tornato. Aggiungiamo: speriamo. Perché già mille volte il sessantenne americano era rinato dalle sue ceneri, dalle sue dipendenze verso alcool e droga, e mille volte avevamo sperato che fosse la volta buona; che parte di questo “I’m New Here” sia stata scritta in carcere, spiega come finora la volta buona non sia mai arrivata e quindi chissà quanto si può essere ottimisti per il futuro. Ma nell’arco di tre decenni Scott-Heron ci ha regalato infinite perle di soul ed intensità lirica, e il fatto che a un quindici anni di distanza dal suo ultimo album ora sia tornato in pista è meraviglioso, punto. Lo sarebbe a priori. Ma lo è anche perché la mano di Richard Russell, il boss della XL – suo devoto fan – che ha fatto di tutto per rimetterlo in pista discograficamente parlando, è molto rispettosa e dotata di misura e buon gusto. Ovvero serve nulla di più che piattaforme sonore su cui Gil deve stendere la sua incredibile voce e il suo spettacolare carisma. Ogni tanto affiorano spunti melodici, sì, ma sono l’eccezione non la regola. Complessivamente, la sensazione onora è quella di claustrofobia, di una scarnificazione forse persino eccessiva, solo che il timbro della voce e la potenza dei testi dominano a tal punto che donano spazio e luce. Spazio e luce inquietanti, certo, spesso proprio struggenti.
Si resta talora attoniti, di fronte alla sincerità con la quale Scott-Heron mette a nudo il mondo e prima ancora se stesso senza bisogno di urlare, di agitarsi, di usare parole e parabole ad effetto. Quindi ecco, “I’m New Here” non resterà negli annali per la qualità della musica, che è una componente accessoria e secondaria, né è un ascolto facile o comunque un disco da suonare spesso e volentieri. Ma la sua forza cruda è intensissima. E assaporarla può essere tanto catartico quanto destabilizzante, siete avvertiti.

tratto dal Mucchio n°667

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