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Goat

Requiem

Rocket/Goodfellas
8

Da un paio di anni campeggiano ai piani alti sui cartelloni dei festival, in America vengono licenziati da Sub Pop e sono forse la band svedese – né metal né synthpop – più popolare all’estero. È però importante ricordare come i Goat siano stati, nel 2012 con World Music, la punta dell’iceberg di un fenomeno con radici nell’underground – la fusione tra rock lisergico e world music, ma anche il lavoro di ricerca di un’etichetta come Rocket Recordings, sempre più attenta alla psichedelia autoctona nordeuropea – e come, al di là di live altamente performativi, abbiano mantenuto con il successivo Commune una cifra stilistica se non in assoluto originale pur sempre molto riconoscibile.

Requiem è l’album che conferma come il progetto Goat – un’ideologia prima che una band – sia animato dalla volontà di trasformare energie (perlopiù) positive captate da luoghi del mondo reali o simbolici, piuttosto che ricodificare suoni del passato. Un album che riesce a essere coerente con l’estetica Goat e coeso per tutta la sua estesa lunghezza, ma anche diverso dai lavori precedenti e variegato al suo interno. Restano quel voodoo groove misto all’afrobeat e quel “Goat fuzz” che li hanno resi irresistibili, ma si allarga lo spettro della strumentazione, e dei fiati in particolare, da flauti mediorientali a sax free jazz che sembrano arrivare da mondi lontani, come nell’eccezionale jam krauto-cosmica Goatband.

Requiem è un disco di folklore e misticismo, dove è possibile intercettare testi con riferimento alla società contemporanea, che magari scoppiano in una risata beffarda (All-seeying Eye), ma dove il sentimento di festa e di comunione universale tra culture – dal calypso di Trouble In The Streets al rituale poliritmico di Temple Rhythms – è artefice della fascinazione ancor più del pur sempre alto tasso percussivo. La chiusura affidata allo spoken word con piano elettrico, tra marea interiore e preghiera, di Ubuntu e la sensazione è che, senza troppe concessioni all’hype, i Goat siano arrivati con compiutezza alla fine di almeno una parte della loro missione.

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