WHATEVER’S ON YOUR MIND
PIAS/Self

Nel corso della loro carriera i Gomez si sono trovati ad affrontare due problemi, entrambi non proprio di poco conto. Anzitutto, la notevole – e meritata – esposizione mediatica ottenuta dai loro primi dischi, a partire dal debutto Bring It On, vincitore del Mercury Prize nel 1998. Poi, il fatto che nell’ultimo decennio, forse anche di fronte alle difficoltà oggettive di mantenersi sui livelli del suddetto lavoro e dell’immediato successore Liquid Skin (1999), abbiano realizzato una serie di dischi sempre più che dignitosi, ma mai altrettanto memorabili o vitali. Ed è qui che arrivano le buone notizie, perché Whatever’s On Your Mind, seppure non all’altezza di quell’uno-due, è quanto di più vicino a esso il quintetto britannico abbia prodotto dai tempi di In Our Gun (2002).
In altre parole, col trascorrere degli anni Ben Ottewell e soci si sono progressivamente scrollati di dosso il peso di un passato ingombrante, e le dieci canzoni qui incluse confermano in pieno la felice ripartenza che già A New Tide (2009) prometteva fin dal titolo. Ferma restando la formula di base (una miscela gustosa quanto sfaccettata di folk, rock dai lievi accenti sudisti, blues, elettronica a fedeltà medio-bassa e pop, con l’extra di tre voci soliste ad alternarsi e sovrapporsi), simile a quella dei giorni migliori – la leggera naturalezza con cui gli elementi elettroacustici e sintetici si mescolano e ibridano, creando un insieme non solo organico ma soprattutto credibile e ricco di soluzioni inaspettate, pur mantenendo una netta classicità di fondo. E se uno dei difetti degli album precedenti era quello di farsi ascoltare volentieri senza però lasciare particolari ricordi, stavolta i momenti più riusciti (a partire dai tre indicati qui sotto) sembrano avere tutte le carte in regola per resistere più a lungo nella memoria. Il che magari non farà conquistare ai loro autori orde di nuovi fan, ma renderà felici quanti li seguono fin dagli esordi. Davvero, non è poco.

tratto dal Mucchio n° 684/685

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