Questo secondo disco prodotto nel 2014 conferma la natura prolifica, lo spirito mai domo, la grande curiosità che muove Marco Acquaviva, noto prima come UXO e da qualche anno anche con l’alias HDADD: se il recente Grace era il quarto capitolo discografico di quest’ultimo progetto, con il nuovo Autogenesis si contano ben cinque fatiche in soli tre anni, tutti lavori che abitualmente sfiorano l’eccellenza e spesso la raggiungono pienamente. Autogenesis si colloca in questa seconda categoria, riuscendo a ibridare il groove dell’esordio, lo splendido bignami di space-funk Ancient Future, con l’ampio disegno concettuale del probabile capolavoro Mondo Mzk e qualche incursione psichedelica (che l’introduzione Seducend And Abandoned promette più invadenti di quelle che saranno poi realmente).

Il concept di Autogenesis, una riflessione sull’alternanza tra mutamento e staticità, tra vita e morte, si sviluppa in quindici tappe dai titoli piuttosto esplicativi, spaziando da una electro oscura, debitrice di Carpenter (Bestial Devastation in coppia con il fiorentino Colossius) a passaggi tra world, library e kosmische (Life Comes From Water), ma con un nucleo solido, riconducibile a Detroit, alla musica nera e alle sue derive elettroniche. Ennesimo disco, ennesimo viaggio: le traiettorie disegnate da Marco in questo nuovo percorso firmato HDADD confermano la grande visionarietà e l’altrettanto importante maestria che, da sempre, contraddistinguono l’arte del producer toscano.

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