TERMINAL
Hjaltalín/Goodfellas

Gli Hjaltalín si devono essere montati la testa dopo tutte le belle parole spese per il loro album d’esordio, Sleepdrunk Seasons, uscito tre anni fa nellasola Islanda e nel 2009 nel resto del mondo. Tuttavia, se montarsi la testa è il più delle volte una disgrazia (e pure di quelle grosse), è stata evidentemente la miglior cosa che potesse accadere al gruppo di Reykjavik. Il motivo? Il pensare in grande che sembra essere all’origine della loro musica e la debordante espressività orchestrale delle loro canzoni sono finalmente esplosi in tutta la loro vitalità in questo nuovo lavoro, evitando il rischio di cedere a più miti consigli indie-oriented.
Terminal è una specie di musical di Broadway che ricorre a mezzi hollywoodiani, sempre a un passo dal scivolare nel kitsch ma capace di contenere i propri eccessi, con una scrittura orchestrale accomunabile all’irruenza degli Arcade Fire ma anche al soul psichedelico degli Spiritualized. E con un debole per la dimensione più classica del pop che lo avvicina, facendo paragoni con il recentissimo passato, a un disco come God Help The Girl. A quelle atmosfere e quel bisogno di riportare al presente certi suoni ci conduce la bella voce femminile di Sigga Thorlacious in Feel Like Sugar, mentre la sua controparte Högni Egilsson – sorta di David Thomas che ha educato e potenziato la propria voce nutrendola a soul classico -rende memorabili brani come Suitcase Man (ovvero Maurice Jarreche incontra i Broken Social Scene passando per i Caraibi), la più crepuscolare Song From Incidental Music, l’inaspettatamente discosoul Water Poured Into Wine. Le due voci sigillano Montabone, uno score di grande impatto che cresce poco alla volta, ma è un altro duetto – in Vanity Music, che chiude il disco – a lasciare a bocca aperta: immaginate Antony catapultato nei titoli di coda de Il Mago di Oz. Detta così sembra roba pesante o troppo condita e invece vola altissima, come la gran parte di questo sorprendente album.

tratto dal Mucchio n°674

Ultime recensioni Musica
pumarosa_the-witch
Pumarosa

The Witch

7.5

“I just wanna dance”, afferma Isabel Munoz-Newsome nel singolo Priestess, sette giri e mezzo di orologio dedicati...
039eed0758eb3aa30f050c77e7bbdc1e.1000x1000x1
Kendrick Lamar

DAMN.

9

Credere in Kendrick Lamar è, sopra ogni cosa, un atto di fede. Non tanto per le sue...
a-crow-mount-eerie
Mount Eerie

A Crow Looked At Me

7

Geneviève Castrée, in arte Woelv e Ô Paon, ci ha lasciati il 9 luglio dello scorso anno...
a1257961858_10
Flowers Must Die

Kompost

8.5

Forse non diventeranno mai famosi come i Goat – e i Dungen prima di loro – ma...
homepage_large.77a617e0
Arca

Arca

8.5

I precedenti dischi di Arca, Xen e Mutant, esponevano il talento di un produttore visionario, che all’influenza...
sleaford_mods_english_tapas_grande
Sleaford Mods

English Tapas

7

Premessa: devo dire che li adoro. Più della musica in sé, la formula: due mosche da pub...
d166aff3-ccc5-45fd-8422-947a77c8b156
Grandaddy

Last Place

8

“Why would we ever move? / Damned if we do / Dumb if we don’t / End...
Noveller-A-Pink-Sunset-For-No-One
Noveller

A Pink Sunset For No One

8

Che il progetto da solista dietro cui si cela Sarah Lipstate sia figlio tanto di Glenn Branca...
LoyleCarner-YesterdaysGone-3000x3000_600_600
Loyle Carner

Yesterday's Gone

8.5

Guardandola attraverso i suoi video, l’esistenza che racconta Loyle Carner vi sembrerà di averla già vista vivere...
thexx-iseeyou
The xx

I See You

9

Non hanno rivali, oggigiorno, negli ascolti da cameretta delle ragazze e dei ragazzi: la “generazione xx”. C’è...
baustelle cover-album
Baustelle

L'amore e la violenza

8

Preparatevi: è un album fuori di testa, L’amore e la violenza. Come oggigiorno manda fuori di testa...