gelb
Howe Gelb

Dust Bowl

Scatter Land
5.5

Dopo aver pellegrinato per sonorità gospel in Sno Angel Like You (2006), quelle del flamenco in Alegrías (2010) e accantonate le piano series (quattro dischi tra il 2001 e il 2011), Howe Gelb torna finalmente a casa. Quella casa immersa nel Arizona più arido, dove il tempo sembra rimanere sospeso tra granelli di polvere e dove il banjo è solo una delle tante armi con cui uccidere il tempo. Dust Bowl, il titolo scelto per l’album, è il termine con cui si indica una serie di violentissime tempeste di sabbia che tra il 1931 e il 1939 flagellarono gli Stati Uniti e parte del Canada. Già duramente provati dal dopoguerra e dalla recessione, gli stati del sud, i più colpiti, doverono subire anche una vera e propria diaspora che lasciò solo poche persone inermi ad affrontare la catastrofe. Howe Gelb ci presenta l’apocalittico scenario dalla sua finestra, dal quale non lascia emergere disperazione o angoscia, ma il sollievo portato dall’ultimo anelito di vento che finalmente si placa. Con il serafico Howe, spossato, accaldato e ottimista, seduto nel portico con la chitarra tra le braccia, che ci allieta con il suo classico sound tra folk e country. Sommesso, semplice, forse addirittura un po’ troppo scarno, Dust Bowl scorre via senza troppe pretese e senza che molto ci rimanga attaccato.
Menzione speciale per Man On A String. E basta.

 

 

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