HUMAN DON’T BE ANGRY
Chemikal Underground/Audioglobe

Dietro la ragione sociale Human Don’t Be Angry si nasconde una vecchia conoscenza come Malcolm Middleton, che ha deciso di mettere almeno per ora da parte il taglio cantautoriale che ne ha caratterizzato la carriera in proprio (prima e soprattutto dopo lo scioglimento degli Arab Strap) in favore di un’esperienza che gli permettesse di tornare a dedicarsi a ciò che lo diverte di più, ovvero “suonare la chitarra e scrivere melodie”. È quindi questo un disco in larga parte strumentale, giocato su paesaggi sonici dilatati e su una forte compenetrazione tra elemento umano ed elettronica (tastiere, drum-machine), con la voce a fare capolino solo in tre titoli su nove. Guarda caso, però, due di essi (“Monologue: River” e “Asklipiio”) sono tra i momenti migliori del lotto, insieme alle evocative “After The Pleasuredome” e “Getting Better (At Feeling Like Shit)”: e, altra coincidenza solo apparente, sono in assoluto gli episodi in cui la componente sintetica è meno presente, ché dove le macchine giocano un ruolo preponderante i risultati oscillano tra l’irrisolto e l’irrimediabilmente datato (pur non mancando di qualche felice intuizione, tipo “The Missing Plutonium”), e abbassano il giudizio complessivo su un’opera che regala al tempo stesso conferme sul talento del rosso scozzese ma anche qualche incertezza sul suo futuro artistico.

Tratto dal Mucchio n°693

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