POST ELECTRIC BLUES
Idlewild

Magari è vero che in futuro non esisteranno più etichette discografiche propriamente dette, ma le band di certo non smetteranno di fare dischi. Il problema – che esiste – non va certo affrontato in un piccolo spazio come questo, ma la via che anche gli Idlewild hanno deciso di seguire dopo, tra gli altri, i Radiohead sembra percorribile con un certo successo. Post Electric Blues, infatti, è un’autoproduzione d’autore disponibile da aprile in Internet per gli iscritti al fan club e a settembre per tutti in maniera tradizionale. Il settimo album degli scozzesi propone la miscela che gli ha garantito di guadagnarsi un posto di rilievo nella scena del pop britannico di quest’ultimo decennio grazie alla doppietta 100 Broken Window e The Remote Part – indie rock tirato con venature pop à la Smiths e un pizzico di emo “giusto” molto anni 90 – ma fatto meglio rispetto alle ultime prove leggermente fuori fuoco come Warning/Promises e Make Another World. Grande inizio – nervoso, elettrico, post blues – col trittico Younger Than America, Reader And Writers e City Hall e una costante tensione espressiva che rende il disco ben più di un lavoro di comodo di una band che ormai pare consolidata in una nicchia ben precisa e che potrebbe vivacchiare con la sua fanbase.

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