Elegies To Lessons Learnt
Beggars Banquet/Self

Non è certo grazie alla irritante grafia del nome che gli iLIKETRAINS si rivelano un gruppo fuori dalla media. Già di più, semmai, lo suggerisce la loro pagina MySpace, dove come unica influenza hanno indicato la storia. Perché proprio qui sta il punto: non nascondono il proprio côté intellettuale i cinque di Leeds, ma quasi lo sbattono in faccia all’ascoltatore. Il che, in tempi in cui il modello di riferimento sembra essere la quotidianità degli Arctic Monkeys, ci pare un segnale davvero forte di personalità e spavalderia. A ribadirlo, un album di esordio che è un concept sul ripetersi della storia e sull’incapacità dell’uomo di imparare dai propri errori. Non esattamente una tematica allegra, come del resto non lo è per niente la musica del gruppo che, riprendendo il discorso iniziato lo scorso anno con il fortunato ep “Progress Reform”, fa propria l’epicità oscura di Scott Walker, Joy Division (via Interpol), Echo And The Bunnymen, Nick Cave e Angels Of Light – e ci piace pensare anche delle pagine più fosche dei Walkabouts – e la deforma attraverso un gusto per crescendo e orchestrazioni più vicino a quello di Mogwai, Godspeed You! Black Emperor e Sigur Rós. Il tutto reso ancora più enfatico da un’esasperazione quasi parossistica di pathos e intensità. Non è quindi un disco facile “Elegies To Lessons Learnt”; anzi, per molti versi è monolitico nella sua ricerca dei luoghi più oscuri, tanto in musica quanto nei testi (tra gli argomenti affrontati: l’incendio di Londra del 1666, la guerra fredda, suicidi vari, sconfitte militari, le streghe di Salem, la peste bubbonica e, nel lungo brano omonimo, l’uccisione del primo ministro inglese Spencer Perceval). Nella sua morbosità, non manca di fascino; fascino che tuttavia si basa su un delicato gioco di equilibri, perché basta veramente un niente per saltare la barricata e finire nel grottesco – come avviene in “Death Is The End”, con il cantante Dave Martin a declamare stentoreo di carne in decomposizione e affini. Ma, parafrasando un proverbio, è anche esagerando che si impara.

(Recensione tratta dal Mucchio n.641 – dicembre 2007)

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