DECADANCING
Capitol/EMI

Partiamo dalla fine, ovvero da Tutto questo futuro: l’ultimo brano di Decadancing è pure il titolo di un libro di grande formato,
fatto di fotografie e di ricordi, pubblicato da Rizzoli e uscito assieme all’album di Ivano Fossati. Renato Tortarolo ha raccolto molte sue confidenze, tracciando un ritratto in cui la parola rimpianto non esiste e quella futuro appare man mano che si procede nell’esistenza. Il cantautore genovese ha attraversato quarant’anni di attività e sessanta di vita anteponendo la musica a ogni cosa. Lo dichiara in prima persona: come per tanti, la passione per canzoni e parole lo ha liberato da cattive compagnie, da amori sbagliati, dalla frustrazione quotidiana o forse ha semplicemente lenito i dolori più forti. Un’avventura, quella musicale, dove la ricerca (un disco enorme come Ventilazione) non ha tradito l’ironia e la propensione per la poesia priva di infezioni retoriche.
Il disco segue una linea tracciata da tempo, che non ama uscire dai binari di un mestiere consolidato: la coproduzione con Pietro Cantarella, una band che si muove all’unisono con l’artista e canzoni riflessive, amare come il momento che descrivono. Il settembre degli addii, sentimentali, Quello che manca in un paese sempre meno civile, il brano che apre il disco, e che è anche il primo singolo, parodia appena discotecara di una decadenza in cui l’allegria è smaccatamente falsa. Non ci sono veri colpi al cuore, in queste tracce: tutto procede con sapientemisura, quasi a evitare scosse troppo veementi.
Insomma, inutile mentire: c’è un po’ di nostalgia per quel Fossati che andava fuori dall’Italia, non solo metaforicamente, per cercare cieli limpidi e lavorare meglio su intarsi armonici e ritmici.
Decadancing è prodotto in buona parte fra la Francia e il Regno Unito, certo, ma la malinconia è legata alle nostre storie di oggi. Manca quell’indignazione in alcuni momenti rovente di Musica moderna, mancano forse storie migliori da raccontare ed è un peccato.

Tratto dal Mucchio n° 687

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