James
James

La Petite Mort

Cooking Vinyl/BMG
8

Mancherebbe un Viva La Vida a mo’ di contro-titolo per dare l’idea, ma è già stato preso. Questa composizione dedicata alla morte, la cui ispirazione è legata alla scomparsa a breve distanza della madre e del migliore amico di Tim Booth, suona tanto come un inno alla vita. Sarà il potente suono house di pezzi come Curse Curse? Sono anche e soprattutto i testi, in cui Booth offre una riflessione serena sul senso della nostra finitezza. “Ci vediamo la prossima volta” sono le ultime parole del disco, ed è quanto vi si trova di più chiaro e diretto. Altrove, l’immaginario è più sfumato. La scelta del titolo, espressione della medicina francese del ‘500 per descrivere svenimenti e morti apparenti, sembra voler rifiutare la natura definitiva del termine del nostro viaggio. “Vieni a ballare con me, scappa dalla bara… Muoio dalla voglia di averti”, canta Booth in Frozen Britain, e i casi sono due: o è un malato necrofilo, o un visionario spirituale. Nell’intensa progressione di Interrogation, il gruppo di Manchester appare più vicino all’incarnazione che l’ha reso famoso, quella di indie band che ha anticipato il treno del britpop, ritrovandosi fatalmente stanca e un po’ datata per saltare a bordo quando questo è partito. Fatto sta che questo primo album in sei anni (c’è stato un mini-lp nel 2010) trova i James, perdonatemi, redivivi.

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