POST-NOTHING
Polyvinyl/Goodfellas

Duo chitarra-batteria proveniente da Vancouver, i Japandroids non hanno niente della carina ruffianeria delle band canadesi. La loro è una musica abrasiva, sporca, sghemba, spigolosa. Guardano al garage rock più selvaggio (i Black Keys senza il blues), allo shoegaze più radicale (i My Bloody Valentine senza produzione milionaria) e all’indie anni 90 più oltranzista (i Built To Spill) senza perdere d’occhio la costruzione melodica come i migliori Superchunk. “Post-Nothing” è un sussidiario dal titolo significativo. Oltre-niente. Prendi le canzoni per quello che sono, alza il volume, suona, fai casino. Concettualmente perfetto. Zero maniera. Zero tecnica. Pura foga. Quella foga giovanile che troppo spesso critica e pubblico richiede a gran voce da quelle band che si dicono rock ma che spesso si incateno alla chimera del wannabe-ismo. Nei trentacinque minuti di questo esordio, i Japandroids se ne fregano di ogni sovrastruttura e di strizzare l’occhio a chicchessia. Non sembrano fare dischi per compiacere qualcuno e questo spirito, oltre a una manciata di canzoni formidabili come “Young Hearts Spark Fire” (da ascoltare a ripetizione fino a farsi sanguinare le orecchie e che molti gruppi ben più blasonati non riuscirebbero a scrivere nemmeno sotto tortura), li rende speciali.

 

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