Queen Of Denmark
Bella Union/Self

Dopo aver prestato il suo ingegno a Flamine Lips e Midlake, John Grant torna a cantare davvero. Non gli capitava dai tempi degli Czars, una formazione sempre in bilico fra musica (non troppo) nuova e ricami antichi, che aveva fatto del cosiddetto “dreamy pop” un suo marchio di fabbrica. Non apprezzato quanto avrebbero meritato, il gruppo di Denver si è dissolto nel cuore dei cosiddetti Anni Zero, dopo un trittico di album ben caratterizzati dalla voce profonda del suo leader. Una voce che rugge, sconsolatamente, ancora, in una serie di canzoni di nuovo fuori dal tempo. “Mi sono sempre sentito fuori posto, anche nei miei gusti musicali. Non andava ancora di moda, quando ho cominciato a scrivere, il revival del folk o del country. Oggi nessuno si vergogna di citare Patsy Cline”, ma, aggiungiamo, Grant lo fa con una classe e una vis drammatica di pochi. Il pregio maggiore di “Queen Of Denmark”, macerato fra amici e tirato su fra uno sconforto e l’altro, è la sua nitida e toccante grazia, unita a un po’ di intensa disperazione. I toni baritonali dell’artista e una mescola che unisce ragtime, beat, folclore e altro, giungendo quasi dalle parti del prog che fu, hanno una presa diretta; che sia il preludio di una carriera da solista ancora più brillante del passato?

tratto dal Mucchio n°670

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