In Our Nature
Imperial/Family Affair

La veste grafica del nuovo album di José Gonzales sembra non comunicare alcun senso di novità: anche questa volta si è scelto un colore piuttosto neutro (laddove nel debutto c’era un verdino chiaro, c’è un beige che si avvicina al bianco), anche questa volta colpiscono l’essenzialità della illustrazione in copertina – il ramo di un albero, antropomorfo riferimento al titolo – e della scaletta sul retro. In realtà, al di là delle apparenze, sono cambiate un po’ di cose da quando, un paio d’anni fa, il debutto di questo giovane cantautore di origine argentina e passaporto svedese, “Veneer”, valicava i confini della natìa terra scandinava, dove era stato pubblicato un paio d’anni prima, grazie anche alla visibilità fornitagli da un celebre spot che vedeva San Francisco invasa da una valanga di palle colorate, e diventava un fenomeno abbastanza esteso da consentirgli di sfiorare il milione di copie vendute. La sostanza? C’era eccome, e pure parecchia. Prendeva le forme di un folk intimista, voce e chitarra, che costruiva sulle trame spoglie – ma accuratamente intrecciate – di una chitarra acustica e su una voce poco più che mormorata canzoni solide, tanto sobrie quanto comunicative. Ebbene, “In Our Nature” si alza il tiro, con risultati superiori. La voce è più sanguigna e meno incerta, senza perdere il caratteristico timbro, la chitarra viene usata in modo più energico, spesso trasformandosi in sostegno ritmico, si aggiungono qua e là minime percussioni e cori. Se ci perdonate la brutale semplificazione, diremmo che ora c’è più Cat Stevens e meno Nick Drake. Anche questa volta è una cover a dare la misura del cambiamento: più celebre della “Heartbeats” che lo ha fatto conoscere, autori The Knife, la versione di “Teardrop” dei Massive Attack è ipnotica, pulsante e minacciosamente ostinata come l’originale. Eccellenti risultati pure nella iniziale “How Low”, nell’incalzante blues d’altri tempi intitolato “Killing For Love” e nei saliscendi di “Abraham”. A questo punto possiamo dirlo: abbiamo di fronte un folksinger di grande spessore.

(Recensione tratta dal Mucchio n.639 – ottobre 2007)

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