Sono passati sette anni dal secondo disco di Justin Timberlake, quel FutureLove/SexSounds acclamato dalla setta dei pop-ottimisti che scrivono tesi di laurea su Michael Jackson e portano avanti la lotta del mainstream di qualità. Nel frattempo, nel mondo dell’R&B che gravita attorno all’indie sono successe alcune cose: Drake ha registrato Take Care portandosi in studio il disco di James Blake, How to Dress Well ha pubblicato Total Loss (in pratica The Dark Side of Mariah Carey) e le Destiny’s Child sono diventate le madri tutelari di band in crescita come AlunaGeorge. Cosa c’entra tutto questo con il ritorno di Timberlake? Niente, ma dimostra quanto sia maturato il contesto rispetto al suo esordio: le carte si sono ufficialmente mescolate e oggi non c’è alcun pudore a riconoscerlo tra i padrini del pop come-dovrebbe-essere (il suo passato negli N’Sync viene citato quasi con affetto, come se fosse la dura prova che Semola ha dovuto affrontare per diventare Re Artù).

The 20/20 Experience, annunciato da eleganti teaser in bianco e nero – ma tanto qui è un po’ tutto raffinato, pulito e cortese – è arrivato “to bring sexy back”. Una cosa che a Timberlake riusciva benissimo – come dimenticare la smania di What Goes Around… Comes Around – ma che in questo disco latita. Escluse le atmosfere tentacolari di Tunnel Vision, più che col sexy abbiamo a che fare con la sensualità attempata dell’uomo accasato che al massimo azzarda un occhiolino al bancone del bar. Si è innamorato Timberlake, ed è diventato un po’ più ottuso. Niente hit epiche e vendicative alla Cry Me A River quanto piuttosto dichiarazioni caramellose di imperituro affetto: dal singolo Mirror (che sta a lui come Halo sta a Beyoncé) a That Girl, una versione leggermente più intellettuale di Beautiful Girls di Sean Kingston. Con Timbaland in postazione di controllo, la commistione tra Motown plastificato, old skool R&B e salsa time (Let The Groove In) fa sì che The 20/20 Experience sia un disco estremamente godibile e gioioso. Di quelli che metti su ai party in giardino o quando vuoi sedurre qualcuno senza spaventarlo. Non ci sono grossi rischi, Ocean Blue Floor si limita a indicare una direzione liquida in cui Timberlake potrebbe eccellere in futuro, ma una canzone piacevole non ha mai ucciso nessuno. E qua di canzoni piacevoli ce ne sono un bel po’. Sette anni dopo, il pop sta ancora bene.

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