WEST RYDER PAUPER LUNATIC ASYLUM
Columbia/Sony

Impegnativa la sfida a cui si trovavano di fronte i Kasabian: dimostrare che la loro vera essenza era da ricercarsi non nel pessimo (e ambizioso) Empire, bensì nell’omonimo debutto. Ci ha provato, il quartetto inglese, e per l’occasione ha assoldato un produttore di talento come Dan The Automator; tuttavia, con West Ryder Pauper Lunatic Asylum ha raggiunto solo in parte il proprio scopo. Anzitutto in virtù di una scrittura qualitativamente incostante, con punte interessanti ma anche con momenti assai meno incisivi; ma soprattutto perché succede che le buone idee disseminate tra le tracce vengano talvolta affossate da una tamarraggine imbarazzante. Valga come esempio Vlad The Impaler, che vorrebbe suonare come una versione hip hop dei Primal Scream ma di fatto sprofonda in abissi di cattivo gusto secondi solo a quelli di un altro brano qui incluso, Fire. E dire che gli episodi degni di nota non mancano, dall’indolenza baggy di Underdog alle acusticherie di una Thick As Thieves che non dispiacerebbe affatto a Pete(r) Doherty, o ancora nella caracollante West Ryder Silver Bullett, nell’elettronica kraut di Secret Alphabets e persino nella semplicità di Ladies And Gentlemen, Roll The Dice. Una risalita incoraggiante, allora, che però non ha ancora il sapore dello scampato pericolo.

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