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Kate Tempest

Let Them Eat Chaos

Caroline/Fiction/Universal
8.5

Through the hallway, ancient wallpaper, nicotine gold, up the stairs, rickety, here, in the top flat, flowers at the windowsill, little breeze fluttering the petals as they stare out at the city streets”. Londra, 4:18 del mattino. L’alba non è ancora arrivata, indolente e trasandata, sui quartieri popolari dell’Est. In una council house, una donna non riesce a dormire. Nella luce smorta della notte i suoi occhi inquieti colgono la poesia squallida di quei petali mossi da una brezza leggera. “Gemma is awake [], street lights float slowly through the broken blinds”. Altrove in città qualcuno è sveglio come Gemma. Sette appartamenti, sette personaggi alla deriva, istantanee prese nello stesso istante: ecco i protagonisti del secondo lavoro della trentunenne londinese. Autrice di poesie, drammaturgie e di un romanzo, dopo un album d’esordio piovuto come un meteorite, Kate Tempest deve essere ormai considerata come una delle voci fondamentali del vitale mondo dell’arte popular d’Oltremanica.

Poesia e spoken word sono incastonate in metrica hip hop e sostenute ancora una volta dai beat di Dan Carey. L’anatomia della solitudine di Edward Hopper è traslata in un’Inghilterra dove “still we are Cameron victims”, dove ogni giorno porta “another chance to turn your face away from pain”. Né disperazione né rassegnazione, ma sobrio realismo. “Peace, or at least the absence of war… Picture the world, older than she ever thought she’d get”: questo mondo sopravvive anche alle proprie attese ed è già qualcosa, anche se lentamente, inesorabilmente, cambia; e non per forza per il meglio: “The landlord never fixed the shower an a mould kept growing up the kitchen walls; he’ll do it up nice now, sure, repaint it and triple the rent; she’s only got a few hours to get the room all packed and clean… it’s 4:18”. Forse, seppure non inventata dal nulla (viene in mente Mike Skinner), la sua arte è insieme al grime una delle cose più interessanti uscite da Londra negli ultimi dieci anni.

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