The Trip
Drag City/Self

Molti i modi per elaborare il lutto. Laetitia Sadier ci riesce realizzando il suo primo album da solista (dopo una carriera passata con Stereolab e a collaborare con un discreto numero di formazioni che nei Novanta hanno avuto qualcosa da dire: High Llamas, Mouse On Mars e Blur) che sin dal titolo rappresenta un sentito omaggio alla sorella da poco scomparsa. Date le premesse ci si sarebbe potuto attendere un disco dalle tinte fosche, chiuso su se stesso, malato di comprensibile dolore; niente di tutto ciò, poiché le dodici composizioni – tra cui le cover di “By The Sea” di Wendy & Bonnie, “Un soir, un chien” dei connazionali Les Rita Mitsouko e l’evergreen “Summertime” – sono quanto di meglio pubblicato dalla Sadier da molti anni a questa parte, anche per merito dell’aiuto di April March e Richard Swift. Senza scomodare gli inavvicinabili movimenti di “Tran sient-Random Noise…”, l’alternanza di cantato inglese e francese conferisce ai brani una vena notturna, introspettiva e cinematica che si esalta su “Statues Can Bend”, una ballata leggera impreziosita da frammenti di elettronica, “One Million Year Trip”, autobiografica come mai prima, “Fluid Sand” e “Natural Child”, compassate, lente e futuristiche. A confermare l’eleganza di una musicista della quale si sentiva la mancanza.

tratto dal Mucchio n°676

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