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Land Observations

The Grand Tour

Mute/Self
4

“Indescrivibile” è parola traditrice. Si definisce così ciò che risulta impossibile o difficile da descrivere a parole, ma col tempo ci siamo abituati a usarla nella sola accezione positiva: “il disco è di una bellezza indescrivibile e pure le tue tette non se la passano male”. Il secondo album di Land Observations, al secolo James Brooks (ex-chitarrista negli Appliance), è di fatto materiale su cui risulta difficile spendere troppe parole. Indescrivibile, ma nella sua accezione peggiore. Come nei precedenti Roman Roads EP (2011) e Roman Roads IV-XI (2012) ma privato dell’effetto sorpresa, in The Grand Tour si affida alla chitarra il compito di disegnare spazi e architetture caratteristici del viaggio iniziatico tanto in voga nel XVIII secolo (il Grand Tour per l’appunto), appannaggio di giovani facoltosi alla scoperta dei tesori europei (di tali esperienze se ne trovano tracce in molti romanzi, da Forster al Goethe di Viaggio In Italia). Le strade di Vienna, la tratta Nizza-Torino, il Passo del Brennero, Ravenna… Ascoltando le tracce, viene tuttavia da chiedersi con quali occhi le abbia potute osservare l’artista. Non con i propri e nemmeno usando eccessiva fantasia. L’ossessività delle note e la ripetitività dei brani rendono ciascun territorio una indistinta terra di nessuno. Qualcuno gli dica di scattare foto. Durano più a lungo.

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