Ciascuno è conseguenza delle esperienze fatte. E ciò vale, a maggior ragione, nel caso dei musicisti. Addizioniamo allora lo studio del pianoforte in giovanissima età, l’esposizione alle radiazioni della techno (la nativa Ann Arbor dista una cinquantina di chilometri appena da Detroit) e un apprendistato nei circuiti del jazz sperimentale: la risultante definisce per sommi capi il profilo di Laurel Halo.
Residente a Berlino da inizio decennio e in termini discografici di casa presso l’etichetta londinese di Kode9, la 32enne produttrice statunitense è figura-chiave nello scenario contemporaneo del suono elettronico. Status raggiunto già con l’album d’esordio, Quarantine, cui questo nuovo – terzo della serie, avendo quale tappa intermedia il più sibillino Chance Of Rain, tenendo fuori dal conto il doppio ep In Situ, estemporanea scappatella su Honest Jon’s datata 2015 – pare voglia ricollegarsi, essendo costituito di canzoni, ancorché intese in senso molto lato. Vi sono – sì – armonie, tracce vocali (in genere affidate ad altri: Lafawndah, Klein e Michael Salu) e arrangiamenti che le ospitano (fra gli strumentisti coinvolti, l’affine Julia Holter), ma nulla rimanda a forme lineari. Prendiamo l’episodio meno enigmatico, Do U Ever Happen: ha una linea melodica riconoscibile e suggestiva, e tuttavia gli arredi sonori che l’accolgono, in particolare l’andamento claudicante delle percussioni, finiscono per renderlo ermetico. Oppure Moontalk: trainato da un groove vagamente afro e scandito da una narrazione in stile Laurie Anderson, è al contempo estroverso e riluttante. La sensazione è che l’autrice giochi con
l’ascoltatore: lo attira a sé e poi si sottrae. Tecnica di seduzione impareggiabile.
Dust è dunque un disco prezioso: avant-garde senza essere sussiegoso (Buh-Bye), colto in modo garbato (Arschkriecher – “leccaculo” in tedesco – dichiara l’ascendenza del poeta brasiliano Haroldo De Campos), tendente all’astrazione eppure emotivo (Jelly), sensuale con eleganza (Syzygy, vocabolo arcaico che sta per “congiunzione”). Domanda il titolo del brano di chiusura: Who Won?
Risposta: ovviamente lei.

Pubblicato sul Mucchio n. 755

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