llams
Lay Llamas

Ostro

Rocket Recordings
8.5

Quando, su un tappeto di input elettronici, Ancient People Of The Stars sale in un crescendo di pulsazioni morriconiane, la sensazione, provata invero solo in sogno, è di essere su un’astronave che sta abbandonando l’atmosfera terrestre. Quella di Ostro è un’esplorazione spaziale, che non stonerebbe come colonna sonora dell’Odissea di Kubrick, durante la quale sembra di entrare in contatto con forme di vita altre, per poi fare ritorno a casa sui suoni narcotici della conclusiva Voices Call.

Lay Llamas è il progetto veneto-siciliano di Nicola Giunta e Gioele Valenti (già Herself), iniziato nel 2012 con una cassetta per Jozik Records – in cui compariva un titolo programmatico come African Spacecraft (2092 AD: lift-off, journey and landing) – e che oggi esordisce sulla lunga distanza per Rocket (l’etichetta inglese dei Goat, che pubblica pilastri psichedelici come Heads, Gnod e White Hills).

In Ostro c’è la musica cosmica di Popol Vuh e Amon Düül, beat afro-dub-alieni, echi di library music italiana anni 60 e 70, “post punk pagano” (Cabaret Voltaire, Suicide), suggestioni arcaiche e futuriste plasmate in una psichedelia che non rinnega la forma canzone, riuscendo a innescare e perpetuare un’ipnosi mistica dai ritmi ossessivi o dilatati a seconda della fase del viaggio. Che, secondo noi, durerà (almeno) fino al fatidico mese di dicembre.

Commenti

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