RITUAL UNION
Peacefrog/Family Affair

Gli svedesi Little Dragon hanno un merito non da poco: possiedono una caratteristica che è piuttosto rara nel gruppone di cui fanno parte, quello dell’elettro-pop del nuovo millennio. Ovvero, sono imprevedibili.Mentre le altre band del mucchio (m minuscola) tendenzialmente vivono una breve stagione di gloria, quella in cui il loro suono (più punk-funk?, o più electro?, o più lo-fi?) diventa per una stagione l’abito preferito di una schiatta di hipster spillettati, per poi scomparire senza lasciare troppe tracce, la band capitanata dal cantante Yukimi Nagano è invece naturaliter multiforme e soprattutto portata a inserire sempre delle microderive strane: a sottrarre, cioè, quando penseresti che sta per aggiungere, a immalinconirsi quando crederesti che sta per arrivare l’esplosione di gioia, a prendersi in giro quando immagini che stiano per cercare l’effettone patetico. Ritual Union conferma tutto ciò. Più scarno, più esile e meno efficace del precedente Machine Dreams ma tuttavia interessante e, alla fine, seducente. Quando fra dieci, quindici anni rivedremo le pagine ingiallite, dell’elettropop del terzo millennio, i Little Dragon saranno uno dei pochi progetti di cui non vergognarsi, e da riascoltare.

tratto dal Mucchio n° 684/685

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