ONE GOOD THING
Motion Audio/Family Affair

In Italia non ce ne siamo accorti più di tanto, abbacinati da nomi e trend più scintillanti, ma Louise Rhodes non è solo quella-dei-Lamb: il suo esordio solistico intitolato Beloved One, del 2006, aveva ricevuto una nomination al “Mercury Prize”, una delle poche nomination al mondo ad avere ancora dignità qualitativa (altro che le monnezze à la Grammy Awards o MTV questo e quello, che però ovviamente hanno esposizione sui media tristemente vastissima). Camminava da sola sulle proprie gambe proprio per bene, Louise, e anche il successivo Bloom era davvero un bel lavoro. Tristi eventi personali – la morte della sorella – tagliarono a metà tutta la promozione e il tour attorno a quel secondo album, col risultato che la sua carriera è rimasta ancora inespressa, almeno rispetto al potenziale cristallino dell’artista. Vediamo se ora, con One Good Thing, tutto va dove deve andare. Ovvero, vediamo se ci si accorge che Louise in questa sua identità folk vale tanto quanto un Damien Rice, se non di più, e quindi meriterebbe platee e attenzioni conseguenti. Vediamo se si apprezza la purezza produttiva, perché vi sfidiamo a trovare un lavoro dove le registrazioni di voce e chitarra siano più nitide, vive e splendenti. Vediamo se si apprezza la classe fuori dall’ordinario di un’interprete che ormai usa la voce non solo con abilità tecnica ma anche con gusto, sapendo perfettamente quanto e quando è il momento di modulare; e che tra l’altro in questa occasione, più ancora che in altre, confeziona alcune canzoni bellissime, dalla forma, struttura e arrangiamenti semplicemente perfetti (ne citiamo tre: la title track d’apertura, Baby, la spazialità americana più ancora che britannica di Circles). Non bisogna aspettarsi dalla Rhodes liriche spiazzanti o mefistofeliche, sia chiaro, ma la sua grazia qui non è mai stucchevole, filtrata in questo caso da un’ombra più scura e adulta rispetto al passato, anche rispetto a quanto fatto coi Lamb. E quindi: un piccolo gioiello, chitarra voce e pochissimo altro. Uno di quegli ascolti che riconcilia col mondo.

tratto dal Mucchio n°668

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