A WASTELAND COMPANION
Bella Union/Universal

Controllando i nostri archivi, ci siamo accorti che dall’uscita del precedente album di M. Ward, “Hold Time”, sono passati tre anni. Avremmo detto di meno. Forse perché nel frattempo lo statunitense è stato comunque parecchio sotto la luce dei riflettori: in quanto metà – insieme all’attrice Zooey Deschanel – del delizioso duo She & Him, autori da allora a oggi di due dischi che si sono aggiunti a quello realizzato ancor prima; o ancora nell’ambito del supergruppo Monsters Of Folk; per non parlare di qualche collaborazione disseminata qua e là e dell’attività live. Insomma, è stato un periodo sicuramente impegnativo, ricco di esperienze e di viaggi. Ed è proprio come una sorta di diario/vademecum dei tanti mesi trascorsi lontano da casa che è stato pensato “A Wasteland Companion”, non per niente registrato in otto studi diversi tra Stati Uniti ed Europa e con un nutrito cast di ospiti (membri di Sonic Youth e Dr. Dog, John Parish, Howe Gelb e la stessa Deschanel).
Anche per questo fin dal primo ascolto il disco si presenta come uno dei più variegati nella produzione di Ward, o quantomeno quello in cui le sue due anime – una legata a doppio filo all’americana, l’altra più prettamente pop (venuta alla luce proprio con gli She & Him) – finalmente si incontrano. E i risultati sono davvero di alto livello. Se infatti non mancano in scaletta notevoli momenti all’insegna di un cantautorato sospeso tra folk, blues rurale e lontani riflessi country (“Clean Slate”, la title track, lo shuffle très Giant Sand di “Watch The Show”), altrettanto convincenti sono il r’n’r a fedeltà medio-bassa di I “Get Ideas”, i coretti e le voci femminili di “Sweetheart”, la pianistica “Primitive Girl” e i sapienti intrecci di archi, plettri e tasti sul finale di “Crawl After You”. Che si giudichi il buon Matt come chitarrista, produttore, compositore o interprete, il verdetto non cambia; e parlare di “A Wasteland Companion” come di una conferma sembra quasi fare un torto a un artista il cui spessore è già da tempo fuori discussione.

Tratto dal Mucchio n°693

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