Those The Brokes
Capitol/Emi

Those The Brokes, qualcuno lo ha già fatto notare, è quel genere di titolo che piacerebbe molto a Morrissey. E probabile che a Morrissey piacerebbe anche – e piacerà sicuramente ai fan suoi e degli Smiths – la veste elegante e ricca che hanno maturato in appena un anno le canzoni dei Magic Numbers. Il debutto del quartetto britannico, lo scorso anno, aveva colpito parecchio l’immaginario pop, e non solo quello britannico, mettendo sul tappeto verde un buon numero di idee, di riferimenti e di talento melodico. Un esordio già maturo e perfettamente inserito nel filone del pop vocale più nobile, una formula sunshine pop resa più realista e pragmatica da un piglio tutto britannico che ne irrobustiva le trame. Giunti al secondo episodio, i tessuti si fanno più ricchi ma non meno incisivi. Si prenda ad esempio la sobrietà vittoriana che avvolge le diverse canzoni racchiuse in una di “Boy”, Bacharach a spasso con un quartetto d’archi beatlesiano il quale si produce in un valzer che, nel mezzo della canzone, è semplicemente perfetto. Oppure la classicità tutta americana di “Slow Down (The Way It Goes)”, che non sfigurerebbe nel repertorio di Richard Hawley, o ancora la delicata carezza di “Take Me Or Leave Me”, che lascia il ruolo da protagonista alla voce femminile di Michele Stodart, una strepitosa e dinamica “Runnin’ Out” tutta avvitata su strane strutture melodiche apparentemente fuori misura che farebbero la gioia degli XTC, e la perfetta chiusa, quasi una marcia folk con un violino dai colori celtici, di “Goodnight”. Alta pasticceria, insomma, di quella che scalda sempre il cuore vedere onorata con la dovuta cura e con il dovuto gusto, soprattutto quando, è storia degli ultimi anni, l’adesione ai suoni d’epoca (di qualsiasi epoca, basta osservare dove tira il vento) ha troppo spesso messo in secondo piano la capacità di scrivere canzoni. I Magic Numbers ci stanno riuscendo con ottimi risultati, ragione per cui non possiamo che incoraggiarli, incuranti di qualsiasi accusa di passatismo possa essere loro contestata.

Recensione tratta dal Mucchio 629

Ultime recensioni Musica
a-crow-mount-eerie
Mount Eerie

A Crow Looked At Me

7

Geneviève Castrée, in arte Woelv e Ô Paon, ci ha lasciati il 9 luglio dello scorso anno...
a1257961858_10
Flowers Must Die

Kompost

8.5

Forse non diventeranno mai famosi come i Goat – e i Dungen prima di loro – ma...
homepage_large.77a617e0
Arca

Arca

8.5

I precedenti dischi di Arca, Xen e Mutant, esponevano il talento di un produttore visionario, che all’influenza...
sleaford_mods_english_tapas_grande
Sleaford Mods

English Tapas

7

Premessa: devo dire che li adoro. Più della musica in sé, la formula: due mosche da pub...
d166aff3-ccc5-45fd-8422-947a77c8b156
Grandaddy

Last Place

8

“Why would we ever move? / Damned if we do / Dumb if we don’t / End...
Noveller-A-Pink-Sunset-For-No-One
Noveller

A Pink Sunset For No One

8

Che il progetto da solista dietro cui si cela Sarah Lipstate sia figlio tanto di Glenn Branca...
LoyleCarner-YesterdaysGone-3000x3000_600_600
Loyle Carner

Yesterday's Gone

8.5

Guardandola attraverso i suoi video, l’esistenza che racconta Loyle Carner vi sembrerà di averla già vista vivere...
thexx-iseeyou
The xx

I See You

9

Non hanno rivali, oggigiorno, negli ascolti da cameretta delle ragazze e dei ragazzi: la “generazione xx”. C’è...
baustelle cover-album
Baustelle

L'amore e la violenza

8

Preparatevi: è un album fuori di testa, L’amore e la violenza. Come oggigiorno manda fuori di testa...
jaar
Nicolas Jaar

Sirens

8.5

Frutto di un’elaborazione sofferta, e perciò non facile all’ascolto, il secondo album “ufficiale” del 26enne produttore newyorkese,...
romare
Romare

Love Songs: Part Two

8

La scorsa estate ho trascorso qualche giorno a Parigi in compagnia di un’amica, abbiamo visitato il Centro...
fiori
Alessandro Fiori

Plancton

8.5

“Ma il sole rimane dietro”, recita lo spettrale semi-ritornello di Aaron, brano introdotto dalle dichiarazioni dell’attivista informatico...