ENDLESS NOW
Sub Pop/Audioglobe

Non ci sono vie di fuga per “addomesticare il sole”, in Endless Now. Tutt’altro. Come in Nothing Hurts, John Arthur Webb canta dei propri limiti e di sentimenti agrodolci verso la vita. Ma dove l’esordio dei Male Bonding era una corsa sfrenata sotto una grandine (di suoni) improvvisa, il secondo atto del trio londinese è un costante inneggiare all’estate tutto l’anno. O quantomeno, allaricerca degli ultimi raggi di sole nell’autunno. Un album già sentito per chi era in piena abbuffata indie-alternative negli anni 90. Un album meno originale di Nothing Hurts, per chi ne amava l’abrasività DIY e i break ritmici. E un album semplicemente irresistibile per gli amanti del punk-pop melodico ma energico, straight, diretto, che galvanizza i sensori irrazionali del corpo, coinvolgendo la testa solo quando il ritornello vi è ormai, irrimediabilmente, entrato dentro.
Undici tracce (più una nascosta) che lasciano invariate le leggi scritte da Ramones, Hüsker Dü e Superchunk, prima studiate in cameretta, poi lucidate nelle strade della nuova Bricklane londinese – Dalston – e infine impacchettate dal produttore “so 90s” John Agnello (Dinosaur Jr, Sonic Youth, Kurt Vile) ai Dreamland Recording Studios di Woodstock. Il suono è più pulito, le corde di Webb conoscono perfettamente la strada per squarciare la leggera cappa di feedback della seconda chitarra (in tour, Nathan Hewitt), la voce intona melodie singalong come nebulizzate, attraverso una rincorsa di trentasei minuti scandita da handclapping e teste ciondolanti in 2/4. Eccetto il singolo “noisy” Bones, Endless Now consuma velocemente melodie luminose (Tame The Sun), adolescenziali (Seems To Notice), doo-wop-nostalgiche (What’s That Scene), scontrose (Mysteries) e allegramente furibonde (Channeling Your Fears). Con un ospite speciale come Rivers Cuomo, un background fai-da-te e un’innata attitudine per il gioco, Endless Now condensa tutto ciò che ci si può aspettare dal punk-pop: puro divertimento.

Tratto dal Mucchio n° 687

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