JOURNAL FOR PLAGUE LOVERS
Columbia/Sony

Per i Manic Street Preachers è giunta l’ora di pagare un nuovo tributo a Richey James Edwards, compagno di band scomparso misteriosamente nel 1995. James Dean Bradfield, Nicky Wire e Sean Moore ripartono difatti proprio dai suoi testi, lasciati in eredità e finalmente tirati fuori dal cassetto: le tematiche di base ruotano attorno alla celebrità e al consumismo, quantunque si faccia ricorso anche a personaggi quali il pittore Jean-Auguste-Dominique Ingres, l’attore Marlon Brando o il wrestler Giant Haystacks. Passando alle musiche, possiamo dire che la produzione dell’attivissimo Steve Albini spinge Journal For Plague Lovers in direzione rock ma non riesce a scuotere un sound in media passatista e grossolano al di là della sufficienza compositiva dei brani. Il trio gallese si divide fra elettriche e acustiche, episodi spediti e parentesi archidotate più soffuse: da una parte Jackie Collins Existential Question Time o Me And Stephen Hawking, dall’altra This Joke Sport Severed o Williams Last Word. A colpire maggiormente l’immaginazione è lo splendido dipinto di Jenny Saville, che quindici anni fa si era già occupata della copertina di The Holy Bible: un volto devastato da contusioni e ferite. Proprio come la vita ne accumula giorno dopo giorno.

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