manics
Manic Street Preachers

Rewind The Film

Sony
8

Più di venti anni fa il Galles consegnò al mondo una prostituta rock che, tra citazioni letterarie, eyeliner e rabbia proletaria, prometteva di pubblicare un album che avrebbe venduto milioni di copie, salvo mandare tutti a fare in culo un attimo dopo e sciogliersi. Nessuna di queste promesse venne mantenuta e oggi, dopo undici lavori in studio, svariate collaborazioni eccellenti e diversi record raggiunti, va riconosciuto ai Manics non solo un posto di tutto rispetto all’interno della scena musicale contemporanea, ma anche l’innegabile e rarissimo dono di sapersi trasformare ad ogni uscita senza perdere di vista la propria identità.

Rewind The Film ne è la conferma e il trio si rimette in gioco con un lavoro quasi totalmente acustico in cui anche gli strumenti che negli anni li hanno sempre più caratterizzati sono presenti sporadicamente, dagli archi nella uggiosa title track (con Richard Hawley alla voce) alle trombe (Anthem For A Lost Cause, il singolo Show Me The Wonder, unico brano uptempo in scaletta). Eppure questo non è un disco di quarantenni che invecchiano giocando a freccette e bevendo tè, tantomeno il frutto di chi si lascia travolgere dalla malinconia (non lo fecero nemmeno durante il tormento che fu la sparizione di Richey Edwards, figura fondamentale nella storia della band). Al contrario i testi, lucidi e disincantati, risultano tra i più ispirati della loro recente produzione. Invettive politiche (“it’s the longest running joke in history, to kill the working classes in the name of liberty”, 30-Year War) si alternano a intime prese di coscienza (“I don’t want my children to grow up like me, it’s too soul destroying”, The Sullen Welsh Heart) creando immagini in netto contrasto con la pulizia generale del suono. È questa sovrapposizione di musica e parole che dà vita a nuove forme, disturbanti e ipnotiche quanto le enormi tele di Jenny Saville a loro tanto care. Nel ’92 la band cantava Born To End e prima o poi accadrà. Non oggi. Non con questo disco.

 

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