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Mark Lanegan

Imitations

Heavenly/Pias
6.5

A un anno da che ha ricominciato a giocare da titolare Mark Lanegan continua a soffrire i sintomi del Morbo di Oldham, quell’irresistibile pulsione a suonare di continuo e con chiunque capiti di lì. Pochi mesi fa lo recensivamo in coppia con Duke Garwood e ora eccolo ri-ritornato, per giunta con una raccolta di cover, classica giocata da chi è a corto di ispirazione. C’è però un precedente importante, quel I’ll Take Care Of You che in tanti, interessato compreso, giudicano tra le cose migliori della sua carriera. Se allora, come da titolo, faceva fede il legame affettivo verso canzoni e nomi in scaletta, in Imitations conta la volontà di rifarsi ad un canone diverso. Tra una Sinatra (Nancy) e l’altro (Frank) si insinua anche qualche vecchia conoscenza (John Cale, Chelsea Wolfe, Nick Cave…), ma meglio si apprezzano i momenti in cui cerca il corpo a corpo con la tradizione del crooning. Magari il motivo per cui Lanegan ama tanto apparire nei dischi altrui è questo: poter essere nient’altro che voce. Inciampa in eccessi di zelo (il cantato francese tra gli archi di Elegie Funebre) e qualche banalità (Autumn Leaves e la brechtiana Mack The Knife raschiano il fondo del barile che manco le strenne natalizie di Bing Crosby), ma lo sforzo gli vale come prova da cantante. Un mero esercizio di stile? Forse. Però, consentiteci, che stile!

Pubblicato sul Mucchio 710

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