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Master Musicians Of Bukkake

Far West

Important Records
7.5

Il nome, in effetti, fa sorridere. La musica, meno. Da dieci anni i Master Musicians Of Bukkake tessono le trame diaboliche di una psichedelia che unisce i territori polverosi d’Occidente con i suoni mistici d’Oriente, caricando di un’aurea sinistra ognuno dei viaggi percorsi dall’esordio The Visible Sign Of The Invisible Order fino all’ultimo Far West. Un’attitudine che si riflette, tornando al nome, in alcuni riferimenti genericamente “world” del collettivo marocchino “di riferimento” – i Master Musicians Of Jajouka, resi celebri dalle nostre parti da Brian Jones – e, forse, nell’aspetto “ritualistico” della pratica del Bukkake. Con base a Seattle, il collettivo guidato da Randal Dunn (già noto per le collaborazioni con Sunn O))), Earth e Boris) ha incrociato negli anni doom e gamelan music, chitarre elettriche e percussioni esotiche, cerimoniali horrorifici e spiritualità pagana. Gli episodi della trilogia Totem, di cui l’ultimo è datato 2011, sono la religiosa testimonianza di un poderoso viaggio al centro della Terra, percorso rigorosamente attraverso moti circolari. Far West segna un ritorno nel mondo dei vivi caratterizzato da toni epici e, in un certo senso, più raffinati che in passato. Il cerimoniale mantiene la sua atmosfera oscura, ma l’album suona più maestoso, quasi classico, colto, nei suoi arrangiamenti. Synth analogici, ampi spazi “progressivi”, chitarre acustiche americane e inquietudini a tratti metropolitane (il tutto già racchiuso nella traccia d’apertura White Mountain Return) trascinano come da titolo i MMOB verso Occidente. Non che manchino le suggestioni mantriche (Gnomi), ma anche i gong profumati d’Oriente echeggiano meno distanti sulle stratificazioni da soundtrack di Cave Of Light The Prima Materia o sull’inquietudine spettrale di You Are A Dream Like Your DreamerThe Dark Peace. L’equilibrio raggiunto dal collettivo, che asciuga l’aspetto freak mantenendo la propria sostanza allucinatoria, arriva in Circular Ruins, probabilmente ispirato all’altrettanto visionario Jorge Luis Borges.

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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