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Mauro Ermanno Giovanardi

Il mio stile

Produzioni Fuorivia/Egea
8

Come tutti al mondo un giorno dovrò dire addio / Ma se c’è un segno che posso lasciare / Voglio che almeno sia il mio”. Mauro Ermanno Giovanardi il suo segno sulla canzone italiana l’ha già lasciato eccome, prima con i La Crus – che esordirono vent’anni fa coniugando tradizione ed elettronica – e poi con una carriera solistica abbozzata con Cuore a nudo del 2007 e definitivamente inaugurata con Ho sognato troppo l’altra notte? del 2011, trainato dal singolo sanremese Io confesso. Dopo le cover di Maledetto colui che è solo, in compagnia dei Sinfonico Honolulu, è tempo di ritornare su materiale inedito. Il songwriter lombardo lo fa conservando una schiettezza emotiva dall’estrema cura lirica ma senza troppi giri di parole. Background new wave, spirito r’n’r e amore per la grande scrittura: Nick Cave, Scott Walker, Serge Gainsbourg. L’austerità da crooner, sostenuta da un canto sempre profondo, è comunque stemperata dalla gioia melodica che pervade ogni nota, in linea con una filosofia pop dai numerosi riferimenti.

Prodotto con Leziero Rescigno e Roberto Vernetti, Il mio stile introduce persino novità di rilievo: via l’orchestra d’archi, sostituita da un quartetto vocale e fiati mai così ricchi. Come un Luigi Tenco arrangiato da Luca Sapio in un film di Quentin Tarantino. Velluto nero e sentimento selvaggio, per il lavoro più soul e sensuale di Joe: il manifesto di Sono come mi vedi, il gospel westernato di Se c’è un Dio, l’eleganza Seventies di Su una lama, la morriconiana Aspetta un attimo, il calore black di Quando suono, il folk d’autore di Più notte di così, una Anche senza parlare composta da Gianmaria Testa con elettricità e ritornello aperto. Le immancabili ballate: Tre volte e Come esistere anch’io fanno centro, per non dire dell’intimismo struggente di una Nel centro di Milano che si collega al passato di Dietro la curva del cuore. La rilettura di Il tuo stile di Leo Ferrè fornisce l’assist per il titolo dell’album e ribadisce che in fondo è la classe a fare la differenza.

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