Un tassello mai abbastanza ricordato della musica gospel (e soul, e pop) dei Sessanta, che ha finito per mietere successo nel decennio successivo e ne ha attraversato almeno quattro in buona salute: questa la casamadre di Mavis Staples, gli Staples Singers, fondati dal padre, Roebuck “Pops” Staples, in circolazione fin dai tardi 40. Un gruppo familiare, che ha messo in cortocircuito la tradizione nera e quella delle classifiche senza distinzioni di razza, come altri soggetti legati alla Stax di Memphis. Momenti sicuramente meno prosaici di oggi, che hanno però lanciato un filo verso il presente, piuttosto tenace.
Non è un caso che per la seconda volta sia Jeff Tweedy a occuparsi di produrre un album di Mavis, il tredicesimo, dopo che You Are Not Alone, nel 2010, ha vinto il Grammy Award come miglior disco di Americana. È proprio l’America più spirituale a respirare adeguatamente in un percorso fatto di dieci canzoni che spaziano dall’invocazione religiosa, diretta (Jesus Wept, Woke Up This Morning With My Mind On Jesus), all’accettazione di qualcos’altro che resta sempre attorno a noi (Holy Ghost), fino alle considerazioni più intime, firmate in tre occasioni dallo stesso Tweedy, che con Nick Lowe ha guidato l’incredibile voce di miss Staples in una zona elegante, rock quanto basta, in pieno stile Wilco, per attrarre a dovere anche il semplice ascoltatore curioso. Un disco che sa essere sufficientemente oscuro (Every Step), a tratti, per dare ai momenti più solari un sapore ancora più radioso, dal primo singolo annunciato, I Like The Things About Me, all’ipnotico call and response di Can You Get That. Il resto sarebbe musica libera da strettoie e convenzioni, dove lo stile di una cantante duttile, vibrante, intensa, che rende i suoi anni artistici con uno spessore magnetico completamente autonomo, esclusivo, può esprimersi al meglio. “Abbiamo cercato di non creare intralci alla grandezza di Mavis”, ha raccontato Jeff, “perché potesse incantarci a dovere, come sa fare solo lei”. Poco, forse nulla, da aggiungere.

Pubblicato sul Mucchio 708/709

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