Houdini Live
Ipecac/Goodfellas

Lo scorso anno i curatori del festival “All Tomorrows Parties” hanno invitato una manciata di nomi della scena indipendente a esibirsi sul loro palco. Con una sola condizione: a tutti è stato chiesto di suonare – per intero – l’album della propria discografia che preferivano. La formazione di King Buzzo, risolti i problemi legati al bassista (per l’occasione è stato reclutato Trevor Dunn, già con Fantomas e Mr. Bungle), decide che l’opera da reinterpretare non poteva che essere “Houdini”, il fiore all’occhiello di una carriera passata attraverso rumore, distorsioni, feedback e una sconfinata passione per suoni di confine. E così, visto che l’esperimento era andato bene, dopo qualche giorno i Melvins si sono ritrovati assieme a qualche amico dentro un capannone/studio di registrazione dove hanno eseguito, con qualche novità, quello che nel 1993 rappresentò il loro debutto su major. A distanza di oltre dieci anni non c’è dubbio che questa dozzina di canzoni, sporche, autoindulgenti, assolutamente lontane da tutto ciò che possa ambire a un passaggio radiofonico, questa dozzina di canzoni conquista perché il loro violento incedere contiene il seme del rock’n’roll (“Set Me Straight”), perché le chitarre sono tirate fino all’inverosimile (“Joan Of Arc”) e perché ancora una volta Kurt Cobain, che dei Melvins era il più acceso dei fan, non si sbagliava (“Sky Pup”).

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