Due cose si possono dire su Derek Cianfrance: la prima è che a poco meno di quarant’anni è destinato a diventare il regista migliore della sua generazione. L’altra è che sa scegliere chi si occuperà della colonna sonora dei suoi film. È difficile immaginare Blue Valentine senza i Grizzly Bear, così come sarà difficile – se non impossibile – pensare a The Place Beyond The Pines senza rivolgere un immaginario applauso a Mike Patton, che si è fatto uno e trino. Non solo ha recuperato brani meravigliosi come The Snow Angel – il tema che cadenza tutto il crime-drama e le fughe in motocicletta di Ryan Gosling (faremo finta che non l’abbia mai utilizzata per la colonna sonora de La solitudine dei numeri primi) – ma ha ridato vita a brani dimenticati come Please Stay dei The Cryin’ Shames. Cianfrance ha dichiarato che “fare un film è come fare un mixtape”, e la colonna sonora di Patton somiglia proprio a una di quelle compilation che qualcuno ti regala per conquistarti attraverso la magnifica tristezza; un’accozzaglia di generi, momenti e tormenti, con elevazioni spirituali e tonfi carnali. Dai toni badalamentiani di Schenectady ai controcanti celtici di Evergreen, via una Ninna Nanna Per di Morricone. Un’opera lunga e ambiziosa come The Place Beyond The Pines deve essere assistita da brani che ne sostengano la dimensione epica ma non la affoghino nel tragico. Patton riesce nell’impresa e la ricompensa arriva nel finale, quando partono le note di The Wolves (Act I And II) di Bon Iver. Non è dato sapere se sia stato il regista o il compositore a insistere per avere questa canzone, ma ci piace pensare che Cianfrance abbia scritto le ultime sequenze del film pensando alla strofa “someday my pain will mark you”. A volte una canzone arriva dove non riesce un’inquadratura e The Wolves costituisce una tentazione irresistibile per un regista, soprattutto dove ci sono corpi che cercano di guarire (non a caso compare nel finale di Rust And Bone di Audiard, altro drammone contemporaneo). Il binomio Cianfrance-Patton funziona e speriamo di ritrovarlo in occasione del prossimo film del regista, eloquentemente intitolato Metalhead, su un batterista a cui scoppiano i timpani e perde l’udito. Chissà, magari allora Patton potrà dare sfogo alla natura industrial e violenta tenuta felicemente a bada in questa occasione.

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