HYMN TO THE IMMORTAL WIND
Conspiracy/Goodfellas

Una orchestra di ventotto elementi, un racconto per parole e immagini – con momenti di puro simbolismo un po’ nebulosi – che accompagna in un corposo booklet i sette movimenti di questo inno al vento immortale: ci sono tutti i presupposti per annoiarsi a morte, all’ascolto del nuovo album dei Mono, ma fortunatamente non è così. Tralasciando l’impianto concettuale, legato alla rinascita futura di una Terra ormai morente, che avrà pure i suoi estimatori ma che a noi pare solo una dimensione ulteriore e non decisiva, i sette brani, registrati da Steve Albini all’Electrical Audio, conducono alle estreme conseguenze il rock strumentale dei giapponesi. I quali riprendono l’impatto orchestrale degli ultimi Godspeed You! Black Emperor innestandolo sulla consueta sobrietà di scuola mogwaiana, ben consapevoli di non aver mai puntato sull’originalità della scrittura ma piuttosto sul suono, in tutte le sue sfumature e dinamiche. In tal senso Hymn To The Immortal Wind è lavoro magnifico, impeccabile saggio di rock strumentale per orchestra e chitarre che parte da Badalamenti e arriva a Wagner. Manca la scintilla del dubbio e della curiosità forse, ma anche la gestione dell’esistente è una forma d’arte e per praticarla è necessario sapere quei due o tre trucchi che i Mono dimostrano di conoscere molto bene.

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