MAN MADE MACHINE
Clr/Audioglobe

Sempre stati un po’ troppo pacchiani, i Motor, per rapirci davvero il cuore: certo, meglio di tanta accozzaglia electro-clash alla quale qualche anno fa erano frequentemente associati, più rigorosi, meno cialtroni, ma la loro techno-electro muscolare era sempre stata un po’ troppo grossolana per sedurre e un po’ troppo esile per essere, al contrario, roba dancefloor nobile e feroce. In questi ultimi due anni sono loro successe due cose opposte, ma la combinazione si è rivelata incredibilmente
benefica: da un lato si sono misurati ulteriormente coi meccanismi del pop, aprendo i concerti dei Depeche Mode; dall’altro discograficamente sono andati ad accasarsi con la CLR di Chris Liebing, uno che macina techno al 100% – di quella dura – e che col pop non c’entra nulla ma proprio nulla, lui solo club culture e per giunta quella meno fighetta e più trucida. Spinte contrapposte che invece di condurre al collasso del gruppo hanno generato il loro miglior album in assoluto all’interno di una carriera decennale: “Man Made Machine” è un notevolissimo congegno che mette insieme techno, electro e parti cantate con un’efficacia raramente riscontrabile e riscontrata. Merito di una produzione ineccepibile (suona tutto divinamente) ma anche di una certa qual ispirazione nel tagliare le melodie. Non ci sono cadute di tensione, non ci sono deviazioni dozzinali. Insomma: bene.

Tratto dal Mucchio n°693

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