Mount Eerie- Now Only
Mount Eerie

Now Only

P.W. Elverum & Sun
8.5

A un anno esatto dallo splendido A Crow Looked At Me, Phil Elverum costruisceintorno alla scomparsa, all’eredità umanae artistica di sua moglie Geneviève Castrée un altro capolavoro da ascoltarecon attenzione, tra singhiozzi e lacrime.“I sing to you / You don’t exist / I sing to you though” dicono i primi versi deldisco, ma un po’ di tempo è passato e in Now Only si abbandonano gli ossessivi riferimenti temporali a quel maledetto luglio 2016, pur essendo stato registrato – come il precedente – nella stessa stanza dove Geneviève è morta. Elverum racconta di come ha portato le “death songs” di A Crow Looked At Me in tour, dei primi dubbi esistenziali, di quando ha rischiato di diventare padre a 23 anni e cosa significhi esserlo ora di una bimba senza madre. Quadri dipinti da un pittore norvegese morto anche lui troppo presto, un’intervista alla figlia di Kerouac e l’albo Tintin In Tibet, che dà il titolo alla traccia di apertura, sono spunti per pensieri, parallelismi e ricordi toccanti, in canzoni colme di profonda e cruda poesia. Il dolore non è mai esibito ma è sempre presente, pronto a trasformare i ricordi e a modificare ciò che le persone hanno fatto in vita, confondendo realtà e memoria, spettro e corpo, così come le ossa di Geneviève si mischiano ai resti di altri animali e con la terra (uno dei passaggi più crudi di Earth), fino a diventare “dancing molecules”.

All’opposto di questa concretezza iperrealistica, che arriva a fotografare persino l’attimo esatto del trapasso della donna, c’è una spiritualità cosmica che non sfocia mai in misticismo: il senso ciclico di appartenenza e abbandono nasce semplicemente dalla sofferenza, così come arpeggi delicati si alzano da suoni inquietanti, o riflessioni brevi e puntuali arrivano dopo flussi di parole prossimi allo spoken word. Sovrapposizioni, contraddizioni e contrasti caratterizzano un album dal respiro musicale e narrativo più ampio rispetto al suo predecessore, scandito da frequenti rimandi a quel disco (entrambi si chiudono con i tratti onirici di Crow e Crow Pt. 2, che però ha più energia) e ai lavori precedenti, fino al salto indietro al 2008 compiuto da Two Paintings Of Nicolas Astrup: per toccare la potenza evocativa dei dipinti e della comunicazione visiva, uno dei campi di attività della moglie, Elverum cita l’impianto di Who?, canzone di Lost Wisdom anch’essa costruita intorno alla scomparsa di una persona cara.

In questo reticolo fitto, coerente e dolente, gli arrangiamenti rimangono minimali, ma variano dall’uso della sola chitarra acustica ai bordoni elettrici di Distorsion, dal sorprendente campionamento di un pezzo dei Wolves In The Throne Room (di cui Elverum è fan dichiarato) fino allo stridente ritornello pop della title track. “People get cancer and die/ People get hit by trucks and die”, canta in quel frangente, uno dei più melodici, struggenti e sinceri dell’album: ma nelle sue parole non c’è ombra di cinismo, bensì l’inizio di una commossa accettazione della perdita come parte integrante e ineliminabile della vita.

 

Pubblicato su Il Mucchio Selvaggio n. 765

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