LAMB’S ANGER
Ed Banger/Self

Quentin Dupieux è persona di grande humour, con derive verso il dadaismo cialtrone. Ritrovatosi anni fa un po’ per caso (…o comunque oltre le sue iniziali aspettative) sotto l’occhio dei riflettori, grazie al pupazzetto Flat Eric con relativa pubblicità e colonna sonora, da lì in avanti invece di sfruttare l’onda ad lib si è messo, anzi, è tornato a fare il nerd bislacco, quello che un po’ suona in giro un po’ no (e se lo fa, lo fa da cazzaro), un po’ si fa vedere un po’ no.
L’album che sta tra quest’ultima uscita e i fasti di Flat Eric, ovvero Moustache, 2005, non lo si poteva certo definire ruffiano e commerciale, bislacco com’era. Lamb’s Anger, che nella cover rimette in pista il pupazzetto immergendolo però in una preclara citazione surrealista, per certi versi cavalca il suono di moda adesso nei dancefloor più popolari e trasversali, quello targato Justice per intenderci; lo fa poi uscendo proprio per la label capofila del fenomeno, la Ed Banger. Ma quale sia la posizione di Quentin su tutta la faccenda, è già chiaro inanellando i primi quattro pezzi: si parte, vero, come uno dei tanti epigoni dei Justice presenti sul mercato, tant’è che pensi che anche il Signor Oizo si sia venduto al suono del momento, ma via via procedendo si prendono derive destrutturanti, genialoidi, sarcastiche, stravaganti. Lamb’s Anger è come prendere la musica dei Daft Punk, che di suo è un monolite, e spaccarla in mille pezzi, scoprendo che gli elementi che la compongono sono tanti, ma che soprattutto questi stessi elementi non è più possibile rimetterli assieme nello stesso geometrico ordine di prima. Già questo è affascinante; se poi ci si aggiungono anche le evidenti ed irridenti ironie come Gay Dentists, che in tre minuti e mezzo condensa a colpi di citazioni un’intera serata in una discoteca gay friendly, allora Oizo non puoi che adorarlo alla follia. A maggior ragione adesso che tanto i Justice quanto i loro fan si prendono maledettamente sul serio, nella loro isterica ricerca del peak time cronico, risultando francamente stucchevoli.

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