Già a partire dal lungo titolo del nuovo album si può intuire che Murubutu non è un MC come tutti gli altri: sono due le chiavi di lettura, la prima riguarda Gli ammutinati del Bouncin’ e chiama in causa ironia e gioco, aspetti comunque condivisi nella cultura hip hop; la seconda, invece, prende spunto dal sottotitolo ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari e chiarisce dov’è che Murubutu si distacca totalmente dai suoi colleghi, anche quelli più bravi.

Alessio Mariani (questo il vero nome del rapper emiliano) nella vita di tutti i giorni è professore e forse questa continua vicinanza con la letteratura lo ha spinto a cercare una formula che sapesse coniugare lingua e tradizione italiana con la passione per l’hip hop. E, per questo terzo disco, possiamo tranquillamente affermare che si è davvero perfezionata una ricetta altrimenti impensabile: di certo merito di un flow tecnicamente ineccepibile, ma soprattutto di un concept (le mirabolanti avventure di uomini e mari, appunto) che riesce a valorizzare tutti gli aspetti fin qui evidenziati.

Nei sedici momenti dell’opera si viaggia (e mai verbo fu più adatto) su un tappeto musicale sobrio, massiccio e classico, ma capace di integrare suoni strumentali e melodie mediterranee; sono più che altro le liriche, però, a svelare la complessità del mondo narrato da Murubutu: con grande coerenza vengono affiancate cronache storiche (da La Battaglia di Lepanto all’analogia tra le migrazioni italiane d’inizio Novecento e i numerosi sbarchi sulle coste siciliane in Sull’Atlantico), tragici racconti (su tutte la splendida Le Sirene con l’eccezionale featuring del bravissimo Claver Gold o la delicata I marinai tornano tardi con tanto di colpo di scena finale), spunti surreali (Il giro del giorno in un mondo) e fantascientifici (L’uomo che viaggiò nel tempo). È invece compito della title track esporre il pensiero dell’autore e infatti il ritornello chiarisce “tu hai scoperto che un altro rap è possibile”. Nonostante questa mole di spunti interessanti, il lavoro mantiene una sua fruibilità grazie agli interventi degli ospiti (specialmente quelli femminili, come nella suadente e drammatica Storia di Laura).

Forse rimarrà un episodio unico nella strada dell’hip hop in Italia, ma Gli ammutinati del Bouncin’ è la definitiva consacrazione artistica di Murubutu e, soprattutto, un album contemporaneamente intellettuale e potentissimo: personalmente, il miglior disco italiano ascoltato quest’anno.

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