MYTH TAKES
Warp/Self

Erano reduci da un disco che usciva sì al momento giusto, né troppo presto né troppo tardi rispetto all’esplosione del punk-funk, ma che a ben vedere vantava solo un brano memorabile, “Me And Giuliani Down By The Schoolyard”, più qualche altra traccia discreta. Nulla di folgorante, così come non è folgorante questo Myth Takes; però, signori, quanti passi avanti. Non un capolavoro, ma un disco denso, molto riuscito, mirabile sotto molti punti di vista, questo sì. A mettere subito le cose in chiaro è la seconda traccia, “All My Heroes Are Weirdos”, dove appare lampante che la band ha guadagnato tantissimo in scioltezza compositiva e strumentale – perché l’alternarsi tra impianti afrobeat e digressioni noise è gestito con una naturalezza non comune – e al tempo stesso ha avuto la lucidità di cercare una propria cifra stilistica, senza ricalcare pedissequamente e calligraficamente la galassia DFA, ovvero LCD Soundsystem e dintorni. Né è facile far venire in mente l’altro riferimento obbligato e banale, i Talking Heads prima maniera, citati e saccheggiati un po’ da tutti (anche dal duca asburgico Francesco Ferdinando, per dire). Questo perché i !!! sono più chiassosi, meno cool ma al tempo stesso assolutamente efficaci, coi loro rimandi cinematici quasi da crime story (la title track) o giamaicani (Break In Case Of Anything). Non che manchi una fortissima matrice disco-funk mutuata dalla New York dei primi anni 80, vedi “A New Name” e “Heart Of Hearts”, ma non si ha mai la fastidiosa sensazione di ascoltare dei furbetti che ricalcano modelli del passato oggi di moda: questo perché il tiro è troppo poderoso per non essere sincero. E anche negli episodi meno riusciti, dove vengono a galla i limiti di scrittura che ancora accompagnano un po’ il gruppo, è come se la consapevolezza di sé avesse portato a fare la mossa giusta: concedere a brani come “Bend Over Beethoven” lunghe digressioni strumentali in crescendo (il loro marchio di fabbrica, vedi alla voce Giuliani) organizzate assai bene e con soluzioni di classe. Miglioratissimi, insomma. E ora, davvero bravi.

(Recensione tratta dal Mucchio 632 – Marzo  2007, in cui trovate anche l’intervista alla band)

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