La leggerezza. Il sense of humour, perfino. In anni in cui la musica black di matrice urban ha colonizzato militarmente il pop mondiale, è fondamentale che queste due attitudini restino sempre sulla lista della spesa. Sempre. Perché sono l’antidoto perfetto a musica troppo prevedibile e plasticosa (i suoni sempre gli stessi, i sintetizzatori che urlano, quelle botte di basso che servono solo a nascondere una pericolosa omologazione sulle frequenze medie radio-friendly). Non stiamo parlando di testi, sia chiaro, per quanto molti si siano soffermati – con sorpresa, se non addirittura con meraviglia – sul fatto che in un disco dei N.E.R.D. appaiano anche dei momenti impegnati (d’altro canto spunta fuori Kendrick Lamar fra gli ospiti, nella Grande Commedia Del Pop lui è quello che serve quando vuoi far passare dei messaggi di buon senso sulla cronaca contemporanea). Però, ecco, non è nella scrittura testuale che stanno i pregi più importanti di No_One Ever Really Dies. Bisogna guardare altrove.
Bisogna guardare alla naturalezza con cui Pharrell, Chad e Shae sono tornati sulle scene col marchio di famiglia. Un marchio che pareva essere stato messo in soffitta: Pharrell impegnato da tempo a fare la star pop globale in proprio; Chad tumulato da qualche parte a produrre, ogni tanto, dischi poco rilevanti; Shae, pure. Ultima traccia comune pervenuta anno 2010, a parte un mezzo cenno di vita nel 2014 per qualche brano per la colonna sonora di un trascurabile blockbuster americano. Ora, bisogna capire come ci si è divisi il lavoro a ‘sto giro (il singolo d’esordio, Lemon, aveva fra i crediti autoriali solo Pharrell), ma sta di fatto che questo ritorno ha il dono di sembrare naturale, sciolto, spontaneo.
Non trapela nessuna ansia. Nessuna esigenza di dimostrare che si è ancora in forma, che si è ancora dei grandi, che si sa essere perfettamente contemporanei, che il proprio suono se era vincente vent’anni o quindici anni fa (e lo era: i Neptunes colonizzavano le classifiche mondiali con le loro produzioni per altri artisti) può esserlo ancora adesso se gli ci
si mette sopra il maquillage giusto. Nessun maquillage, qui. È tutto molto scarno, essenziale. Quasi come se fosse un demo, anche per il mixaggio, apparentemente sciatto e temporaneo, e per alcune drum machine iper scolastiche. Eppure, ogni cosa è al proprio posto e ogni singola traccia ha qualcosa (o più di qualcosa) che ti conquista; e l’impatto sonoro è più valido, più rotondo e avvolgente, delle hit sovra-prodotte degli ultimi anni. Le canzoni, poi, le canzoni ci sono. Oh, sì. Ci sono i ritornelli, ci sono i ganci, i cambi seducenti. Tutto questo tirando fuori un disco che non si preoccupa di essere intelligente, l’obiettivo prioritario dichiarato è quello di essere divertente. E lo è. In un modo però obliquo, spigoloso. Anche quando si cade nelle marcette, nello ska dozzinale (!). Alla fine è un disco pop. Un semplice, banale disco pop. Ma è il migliore e il più strano che possiate immaginare nel 2017/2018.

Pubblicato sul Mucchio Selvaggio n. 762

Commenti

Ultime recensioni Musica
awol
Awolnation

Here Come the Runts

5.5

“Volevo fare un album pop-rock, alla maniera di quello dei Dire Straits o Born In The USA”,...
starcrawler
Starcrawler

Starcrawler

7.5

Si sono incontrati appena maggiorenni, al liceo, nel 2015. Oggi pubblicano il loro primo album su Rough...
maisie_maledette-rockstar-e1515853361535
Maisie

Maledette rockstar

8.5

Sono otto anni che aspetto il nuovo album dei Maisie, band messinese composta da Alberto Scotti e...
COSMOTRONIC-COVER-RGB-14401
Cosmo

Cosmotronic

8

Si dà subito il Bentornato, disegnando un autoritratto e definendo gli obiettivi, prima che parta un ritmo...
600x600bf
N.E.R.D.

No_One Ever Really Dies

8

La leggerezza. Il sense of humour, perfino. In anni in cui la musica black di matrice urban...
songsofpraise_shame
Shame

Songs Of Praise

8

Gli Shame, dall’Inghilterra, Brixton, sono cinque compagni di classe che iniziano a suonare nella sala prove dei...
four
Four Tet

New Energy

8

Ah, quanto sarebbe bello se New Energy uscisse come semplice white label: niente nome dell’autore, e stop....
maus
John Maus

Screen Memories

8.5

Quando Maus comunicò, al termine della dissertazione per il dottorato in filosofia politica, che la carriera di...
mariam
Mariam The Believer

Love Everything

7.5

“This could be the end of all the ends”, la prima spiazzante frase di Opening, traccia d’apertura...
colapesce
Colapesce

Infedele

7

Ricordo bene il momento in cui uscì il primo disco: Un meraviglioso declino. Era fine gennaio, cinque...
rabit
Rabit

Les Fleurs Du Mal

7.5

Il produttore di Houston Eric Burton è tra i capofila della nuova elettronica industrial degli ultimi anni....
cop
Elle Mary & The Bad Men

Constant Unfailing Night

7

Terzetto di base a Manchester, il progetto Elle Mary & The Bad Men esordisce sulla lunga distanza...
a2149764433_10
Courtney Barnett & Kurt Vile

Lotta Sea Lice

8.5

Sono passati 33 secondi dall’inizio di Lotta Sea Lice, una trama di  chitarre scintillanti apre alla strofa...
8693a1edc321169ba577b6ea8bcff7f1.1000x1000x1
St. Vincent

Masseduction

8.5

Tre anni fa parlavamo della “liberazione” di St. Vincent, giunta alla fase della divertita estroversione. Masseduction ne...
artworks-000234104634-7jd65k-t500x500
Indian Wells

Where The World Ends

8

Ecco, questo è un disco perfetto. Il che, per certi versi, è anche la sua problematica. Eh,...
a3585314451_16
Sequoyah Tiger

Parabolabandit

8.5

Ci aveva colpito forte con l’EP del 2016, Ta-Ta-Ta-Time. Da capogiro sin dal titolo, Parabolabandit è finalmente...