Pantha cop
Nick Cave & The Bad Seeds

Push The Sky Away

MUTE/SELF
8

Questo è il primo disco dei Bad Seeds dopo l’abbandono di Mick Harvey. E per chi segue da sempre Nick Cave si tratta di un momento atteso con un misto di curiosità e apprensione. Perché, d’accordo che già da qualche tempo l’australiano si era scelto come nuova spalla artistica Warren Ellis (basti pensare alle innumerevoli colonne sonore realizzate dai due, o all’avventura parallela dei Grinderman), ma non dimentichiamo che il buon Mick era a fianco del Re Inkiostro fin dai tempi dei Boys Next Door, co-producendo e co-arrangiando di fatto ogni suo lavoro “”ufficiale”. Da qui, appunto, la curiosità di sapere come avrebbero suonato i Bad Seeds senza di lui, unita all’apprensione legata al timore che la sua assenza avrebbe potuto far crollare il castello di carte.

Cosa che, va detto, non è avvenuta. Va però notato subito come Push The Sky Away sia il lavoro più strano realizzato da Cave a proprio nome da grosso modo venticinque anni. Certo, già in passato la sua rotta aveva subito delle sterzate inaspettate, ma anche la trasformazione in balladeer pianistico di The Boatman’s Call non è niente in confronto agli avvolgenti tappeti di elettronica che sostengono l’iniziale We No Who U R, sorprendente tanto quanto lo è la grafia “alla Prince” del suo titolo. A emergere dalle sue note è un artista rilassato, aperto all’apparenza a un romanticismo più sereno e meno sofferto che in passato, fatta eccezione per qualche episodio sporadico. Ed è un romanticismo che ritorna anche in altri dei nove titoli in scaletta: Mermaids, per esempio, oppure la lunare title track. Eppure anche nei pezzi più rilassati basta poco – una frase, o un piccolo scatto sonoro – per far riemergere una tensione che, quantunque molto più controllata anche rispetto all’immediato predecessore Dig!!! Lazarus Dig!!! (nel quale forte era l’influenza dei Grinderman), non è mai del tutto placata. Ecco allora che Water’s Edge e We Real Cool, sostenute da un basso pulsante e sporchissimo, sono luciferine come Nick era stato solo nei primi anni della carriera solistica, mentre Jubilee Street parte come un asciutto rock metropolitano per poi svariare dalle parti del folk (nelle cadenze) e quindi riempirsi progressivamente e farsi sempre più fragorosa; un po’ quanto succede anche dalle parti di Higgs Boson Blues, nelle cui torrenziali liriche si alternano rimandi alla tradizione delle dodici battute, icone pop e riferimenti scientifici snocciolati con fare beffardo e lascivo (“Hai mai sentito parlare del blues del bosone di Higgs? Sto scendendo a Ginevra, baby, per insegnartelo”).

Ciò per quanto riguarda le coordinate di massima del lavoro. Ma, all’atto pratico, si tratta di un album di valore? Ed Ellis si è confermato un partner in crime all’altezza della situazione? La risposta a entrambe le domande è un sì deciso. Da un lato, infatti, la scrittura del titolare appare incisiva e profonda al punto giusto, magari non all’altezza delle sue pagine più memorabili ma neppure troppo al di sotto di esse; dall’altro, proprio il ruolo centrale ricoperto da Ellis (che oltre che del violino si occupa di flauto, tastiere, loop assortiti e persino delle peraltro non abbondantissime chitarre) sembra contribuire in maniera decisiva alla peculiarità del tutto, a quella stranezza di cui si diceva poc’anzi, e non soltanto per la presenza di suoni trattati e discreti elementi sintetici, ma anche per l’uso della strumentazione tradizionale. L’impressione, insomma, è che con lui alle spalle Cave si senta più sicuro che mai e di conseguenza sia maggiormente disposto a osare. Uno dei motivi dell’abbandono di Harvey pare fosse dovuto alla sensazione che la band si fosse “seduta”; difficile che la pensi allo stesso modo dopo avere ascoltato un brano come Finishing Jubilee Street, col suo incedere sognante e i coretti femminili finali. E, ci piace immaginare, in cuor suo sarà contento di essersi sbagliato.

Pubblicato sul Mucchio 703

Ultime recensioni Musica
jaar
Nicolas Jaar

Sirens

8.5

Frutto di un’elaborazione sofferta, e perciò non facile all’ascolto, il secondo album “ufficiale” del 26enne produttore newyorkese,...
romare
Romare

Love Songs: Part Two

8

La scorsa estate ho trascorso qualche giorno a Parigi in compagnia di un’amica, abbiamo visitato il Centro...
fiori
Alessandro Fiori

Plancton

8.5

“Ma il sole rimane dietro”, recita lo spettrale semi-ritornello di Aaron, brano introdotto dalle dichiarazioni dell’attivista informatico...
soft hair
Soft Hair

Soft Hair

7.5

La collaborazione tra Sam Dust e Connan Mockasin ha origini lontane, quando nel 2010 l’ex cantante dei...
new gen
AA. VV.

New Gen

6

Caroline Simionescu-Marin, la ventunenne editrice della webzine inglese grmdaily.com, ha impiegato ben nove mesi per assemblare i cocci...
edible woman
Edible Woman

Daunting

6

Dopo la confusione fatta sul numero attualmente in edicola, dovuta tanto alla poca chiarezza del press sheet, quanto...
BookletJEWELDBOX(4pagg)-xSito.cdr
Fabio Bliquo

Controsensi

6.5

“Volevo comporre una meditazione sul delirio e sulla follia insita nei nostri comportamenti quotidiani”. Con questa intenzione...
frank-ocean-blond-compressed-0933daea-f052-40e5-85a4-35e07dac73df
Frank Ocean

Blonde

8

È strano. Perché Blonde, uno dei dischi più attesi degli ultimi anni, sfugge a tutte le traiettorie...
Let_Them_Eat_Chaos_Kate_Tempest_Album_Cover_Final_grande
Kate Tempest

Let Them Eat Chaos

8.5

“Through the hallway, ancient wallpaper, nicotine gold, up the stairs, rickety, here, in the top flat, flowers...
sbr161-jennyhval-1440
Jenny Hval

Blood Bitch

8

In un’intervista data questa estate, con la stessa cruda onestà con cui lavora ai propri album, Jenny...
goat-Requiem-650x650
Goat

Requiem

8

Da un paio di anni campeggiano ai piani alti sui cartelloni dei festival, in America vengono licenziati...
61AG4lCxU3L._SL1215_
Nick Cave & The Bad Seeds

Skeleton Tree

9

Va alla radice, Nick Cave. Va allo scheletro, perché a volte non resta che radere al suolo...
a1895762218_10
Anohni

Hopelessness

8.5

Un protest album lo si aspettava da tempo da Antony Hegarty. Nonostante la sfilza di album firmati...
8581ba8e7275a0c8a187bc427f9ab28e
BadBadNotGood

IV

8.5

Se al secondo album ufficiale – che poi è il quarto di una produzione splendida e precoce...
tumblr_inline_ob3r9kzV2O1qbab62_540
Russian Circles

Guidance

9

C’è un momento, nella carriera di una band, che rappresenta una sorta di spartiacque, un prima e...