An Object
No Age

An Object

Sub Pop/Audioglobe
7

In una recente ricerca, si dimostrava come ogni genitore abbia un figlio prediletto, che non di rado è il maggiore. Ebbene, non ci stupiremmo – anzi, concorderemmo in pieno – se, fra tutti i suoi pargoli, la giovane madre noise-punk-nu gaze preferisse i No Age, tra i più adulti e navigati “del mazzo” (Japandroids, Male Bonding, Abe Vigoda, ecc.). Come spesso accade, però, non è detto che i figli scelgano la strada che un genitore aveva immaginato per lui. Chi aveva accolto Everything In Between tiepidamente, sentendo la mancanza dell’irruenza ruvida e acerba di Nouns, potrebbe considerare An Object come il tradimento definitivo. “Punk consapevoli” – nello stile di vita e nella ricerca di un modo non ripetitivo/convenzionale di fare musica – Dean Spunt e Randy Randall con il loro quarto album escono dal giro noise-punk-pop per avvicinarsi sempre di più a quello sperimentale.

Messe da parte alcune, riuscite, esplosioni di punk grumoso e melodico (C’mon, Stimmung, la botta anfetaminica con rullante tribal-wave di Lock Box, l’apertura con No Ground, affine ai soundscape ambient-noise dell’ultimo disco, ma più inquieta), An Object lascia da parte gli “aiutini” elettronici di Everything In Between per esplorare un territorio che potremmo definire di elettroacustica-punk: chitarre effettate che generano suoni manipolati sporchi e disorientanti, orizzonti nostalgici (I Won’t Be Your Generator), una chitarra a quattro corde usata come basso (che accentua il piglio post punk), spigolosità metropolitane ammorbidite dal violoncello (An Impression), white noise analogico e rarefatto (Commerce, Comment, Commence), vibrazioni percussive amplificate con vigore, voce talvolta palesemente “stonata” e la sensazione di avere tra le mani un album ricco di piccoli esperimenti, ma contemporaneamente grezzo e lo-fi. An Object risulta come un insieme di bozzetti che trovano completezza nel disegno d’insieme. Il quale, a ben guardare, giunge davvero inaspettato solo per dei genitori distratti.

Pubblicato sul Mucchio 710

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