ORCAS
Morr Music

“Fields recording”, folk e indietronica sono, da sempre, le passioni che caratterizzano le opere di Benoit Pioulard, all’anagrafe Thomas Meluch da Portland; quelle di Rafael Anton Irisarri (l’altra metà degli Orcas) si incentrano, al contrario, sul più puro minimalismo e qualche scheggia impazzita di shoegaze. Dal loro incontro deriva un progetto che, pur risentendo per forza di cose delle loro personalissime
influenze, rifugge gli schemi e lascia il terreno libero a sfrenate fantasie. Spesso, come per “Standard Error” e “A Subtle Escape”, si muove da un tappeto di drones ripetuti all’infinito (ma di una soavità che di rado capita di ascoltare in opere del genere) per giungere a una forma canzone astratta i cui vocalismi trasmettono una magia tale da lasciare esterrefatti.
Altrove emerge vivido addirittura il fantasma di Tim Buckley che esalta una ballata rarefatta e spettrale solo per voce e pianoforte dal forte senso di angoscia (“Until Then”, una cover dei Broad-cast). L’evocazione di movimenti di algido immobilismo, solo in apparenza un controsenso, è il primo e più importante passo verso loop eterni (“Certain Abstractions”) che conducono allo spazio infinito: lì i suoni si fanno ancor più ovattati, le note si allungano all’infinito e un senso di pace assoluta (“Saw My Echo”, “High Fences”) pervade la cinematicità di una litania che come santo patrono si vota a Windy & Carl.

Tratto dal Mucchio n°693

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