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Oslo Tapes

Oslo Tapes

Deambula
7

Tutto conduce a un Nord algido e irrequieto: il nome, la copertina e, ovviamente, la musica, una sconfinata mappa sonora ricca di asperità, avvallamenti, spianate e rupi a strapiombo sul mare. Marco Campitelli (Marigold), coadiuvato da Amaury Cambuzat (Ulan Bator) in fase di produzione e da uno stuolo di musicisti italiani in studio (Nicola Manzan alias Bologna Violenta, Gioele Valenti in arte Herself, Stefano Venturini dei Ka mate Ka ora e Mauro Spada dei Buen Retiro), viaggia con l’immaginazione verso luoghi remoti, trascinando attraverso undici canzoni tra rock e avanguardia, sempre in cerca di nuovi confini. Nel sound di Oslo Tapes il post-rock può essere strumento di tortura (Alghe), lo shoegaze ha il ritmo di una marcia (Nove Illusioni), tappeti garage accompagnano un claustrofobico spoken word di scuola Massimo Volume (Attraversando), alle rarefatte suggestioni di Marea segue il punk geneticamente modificato di Les elites en flammes. La summa di questa opera prima risiede però nei nove minuti di Imprinting, tra moti noise-rock, decelerazioni post e un finale orchestrale in odore di Sigur Rós. La formula plasmata da Marco Campitelli e Amaury Cambuzat convince proprio laddove è chiamata al compito più difficile: trasmettere all’ascoltatore ricordi così vividi da fargli credere di averli davvero vissuti.

 

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