Per primo è arrivato il trailer: la personificazione della morte (in inglese, Grim Reaper), con un abito rosa shocking che culla un peluche di panda e poi lo fa a pezzi; poi il video di Mr. Noah: l’interno di un cortile e di una casa angusta nel bel mezzo del litigio di una coppia, che diventa surreale attraverso il montaggio da capogiro della telecamera; infine il video di Boys Latin: un viaggio lisergico in forma di animazione stile “al bioparco sotto acido” che gioca con i concetti di trasformazione e paranoia. Un insieme di immagini allusive che raccontano bene il quinto album di Noah Lennox. Ma andiamo per gradi. Il precedente Tomboy era arrivato dopo le ovazioni di Person Pitch, con la sua atmosfera quasi sacrale e austera, scritto da una prospettiva chitarristica e con un carico di ansia da prestazione mai negato dall’autore (che a quei tempi aveva valutato l’ipotesi di abbandonare il suo moniker). Panda Bear Meets the Grim Reaper è un album in cui a spiccare è l’uso dei campionamenti e la scelta dei suoni – non una novità per i membri del collettivo – che però si collocano fra la dimensione terrestre dell’ultimo Centipede Hz degli Animal Collective e quella ultraterrena di Tomboy.

Suoni che sembrano arrivare da un parco giochi che galleggia nello spazio, in cui all’improvviso fa irruzione l’ululato di un cane (Mr. Noah), le note dolci di un carillon (Tropic of Cancer, quasi una ninna nanna), nebulose space pianistiche (Lonely Wanderer) o intermezzi a metà fra un videogioco e Doctor Who (Davy Jones’ Locker, Shadow of the Colossus). Melodie semplici e non senza aperture pop – del resto, in quanto a etichette, siamo passati dalla più weird e defilata Paw Tracks a una primadonna dell’indie come Domino – su cui si sente il tocco sci-fi di Peter Kember, in cui non mancano le cristalline peripezie vocali di Lennox ma che, al loro interno, custodiscono testi più carichi di inquietudine che in passato. “Are you mad?” ripete Noah in una delle pillole psichedeliche più efficaci dell’album, Come To Your Senses. “Yes, I’m mad”, è la risposta puntuale.

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