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Paolo Benvegnù

Earth Hotel

Woodworm/Audioglobe
8

La nostra sparuta compagnia di ospiti aveva presto imparato a riconoscersi quali uniche anime viventi residenti nell’immensa struttura… A quanto pare eravamo un gruppo molto riservato e, senza eccezioni, solitario”. Così narra nell’ultimo film di Wes Anderson, Grand Budapest Hotel, il personaggio dello scrittore ispirato a Stefan Zweig. Romanziere e biografo ungherese morto suicida in fuga dalle milizie naziste, è uno dei numerosi spiriti che si aggirano per i corridoi di Earth Hotel, i cui clienti non sembrano essere meno soli e sperduti. “Più ti stai vicino e più ti manchi”, recita il ritornello di Divisionisti, uno dei tanti brani che affrontano di petto il tema della distanza, dagli altri e da noi stessi. “Piccoli e fragilissimi” i film di Paolo Benvegnù hanno smesso di esserlo da qualche tempo, tanto che per spiegare la sua nuova fatica verrebbe quasi da rispolverare uno di quei paroloni che facevano da lasciapassare con i tomi del cinema d’essai italiano: “incomunicabilità”. Anche e soprattutto di questo parla Earth Hotel, il capitolo centrale di una (presunta) trilogia filosofica: meno letterario del precedente Hermann, leva l’ancora dai capolavori della narrativa mondiale e prende il largo verso una lingua nuova, intima e universale al tempo stesso.

È un album enorme e imperfetto, dove ogni minimo particolare può aprire nuove porte. Ad alleggerire il peso dei testi, mai così densi, provvedono l’uso di lingue straniere e svariate “voci fuori campo”. Ad esempio, sullo sfumare della ballata Avenida silencio si ascolta un appassionato monologo sulla responsabilità: “everyone is worth saving, even the monsters”, dice Rowan Pope in uno spezzone tratto della serie televisiva Scandal. È quella che Zweig avrebbe chiamato “compassione creatrice”, la propensione a condividere il dolore degli altri e tirare avanti. Se Hermann era un disco sulla storia dell’Uomo, questo è sull’Umanità, sia come condizione materiale, sia come moto d’amore verso questa “sparuta compagnia” che abita la terra quasi fosse un albergo.

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