RECEIVERS
Jagjaguwar/Goodfellas

Se si volesse giudicare la nuova produzione dei Parts&Labor dalla veste grafica, “Receivers” si vedrebbe assegnate, senza dubbio alcuno, un paio di palle nere. Per fortuna la formazione americana ci ha abituato ad album di tale spessore da superare con una certa abilità una copertina dai tratti agghiaccianti. I tre di stanza a New York ripartono, invece, dalla maturità che si era percepita, evidente, su “Mapmaker” e che, espressa all’ennesima potenza, fa di “Receivers” un’opera che lascia il segno per l’equilibrio tra melodia e noise (“Mount Misery”, “PrefixFree”), tra forma canzone e improvvisazioni free che è un piacere scoprire (“Little Ones”).
Impressiona, ad esempio, “Satellites”, la suite di oltre sette minuti che, posizionata come incipit, dà modo di comprendere le intenzioni della band: ci si muove sul labile (e perennemente in bilico) confine che separa il generoso rumore con cui, negli Ottanta, sono cresciuti gli HüskerDü e la new-wave sporcata da un filo di feedback che, tornata di moda sul finire dello scorso decennio, ha trovato ispirati proseliti in Gran Bretagna. Un disco, come tanti altri che provengono dalla scena indipendente, di quelli che non sono evidentemente destinati a cambiare i destini del rock‘n’roll ma che, proprio per tale ragione, si fanno apprezzare ancora di più.

 

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